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Alla lavagna

4 febbraio 2019

Non seguo la  trasmissione, ma  ne ho sentito parlare  attraverso i social, il target non è poi degli più originali ,invitano una  persona  o della  politica o dello sport o dello spettacolo in una  scolaresca  di prima  media  (mi sembra) ,orbene  quale  sarebbe  il problema ?

Il problema  è che, nell’ultima  puntata, era  come  ospite  Daniela  Santachè

Tale  Santachè è stata  attaccata  per  una  frase dove  praticamente  chi fa  i soldi comanda  (più o meno) non mi da  meraviglia che  un personaggio di tale  spessore  possa  essere  cosi “capitalista”, però lei ha  detto un’altra frase che, per  i nostri argomenti,  interessa  di più

Avrebbe  detto “Le  donne  sono delle  “vipere”,meglio gli uomini ”

twitter

Seguono poi altre  risposte  dove  non capisco nulla  di femminismo e  che dovrei smettere  di leggere  Tex Willer (?) mai letto in vita  mia, allora  io stesso lancio un twitter, social  che  non mi piace  molto perchè permette  solo 240 caratteri per volta

twitter 1

 

Le  risposte o meglio la  risposta  di una  persona  (warning : maschio pentito) non si sono fatte  attendere

twitter 2.jpg

Come  si vede ormai la menzogna  ha  preso piede  ,se  uno è cattivo è sicuramente  il maschio ,vorrei chiedere  il favore  a  Davide  Stasi ,se  ha  ancora  l’articolo che  i numeri sono praticamente  uguali (non riesco a  trovarlo)

Detto questo comunque  si nota  la  palese  differenza, donne  meglio degli uomini applausi ,il contrario pubblica  gogna, eppure  si continua  a  dire che la  misandria  non esiste

 

10 commenti leave one →
  1. Paolo permalink
    5 febbraio 2019 19:16

    davero ci sono lo stessio numero di donne che uccidono o tentano di uccidere ex amanti o ex compagni o coniugi. Davvero? Voglio vederli anch’io questi dati

  2. plarchitetto permalink
    6 febbraio 2019 08:48

    Lo ripeterò all’infinito.
    Ogni anno in Italia gli uomini coinvolti nell’omicidio della partner assommano mediamente allo 0,0006% della popolazione maschile.*
    E’ escluso da questo fenomeno il 99,9996%.
    Questo dato mette in evidenza che non può essere rappresentabile nessuna minima caratterizzazione di genere.
    Fuorviante anche parlare di “minoranza degli uomini” poiché si tratta di una percentuale infinitesimale.
    Parlare di “una donna ogni tre giorni” quindi ha il solo l’obiettivo di costruire ed alimentare la percezione di allarme sociale che nei “fatti” è inesistente.
    Non a caso, man mano che il dato annuo diminuisce, si comincia ad utilizzare il dato della serie storica decennale, con l’evidente intento di mantenere in vita questa percezione.
    E siccome questo fenomeno non si azzererà mai (come ogni fenomeno di devianza sociale) assisteremo sempre a questa pressione.
    Che è quello che si cerca e che nasconde il vero obiettivo: la criminalizzazione del maschile in quanto tale.
    Un intento ideologico a cui gente come Paol* si presta, poiché vi aderisce.

    *considerando il report della Polizia di Stato nel 2018, il dato scende a 0,0001%

  3. 6 febbraio 2019 19:10

    PLA:
    “E siccome questo fenomeno non si azzererà mai (come ogni fenomeno di devianza sociale) assisteremo sempre a questa pressione.”
    .
    Precisamente.
    La criminalizzazione del maschile in quanto tale non finirà.
    Almeno fin quando gli UU non vi porranno fine con la loro azione culturale e politica.
    Non resta che attendere …”qualche” anno.

  4. Simone permalink
    4 aprile 2019 20:47

    PERCHE’ NON GLI HAI MESSO QUESTO ARTICOLO:http://www.ilgiornale.it/news/politica/allarme-maschicidi-uomini-vittime-quanto-donne-nessuno-ne-1537979.html E POI MAGARI PARLARE DI FIGLICIDI IN QUANTO SONO LE DONNE A COMMETTERNE 10 VOLTE PIU’ DEGLI UOMINI E COMUNQUE POTEVI METTERE I DATI DEGLI OMICIDI IN GENERE CHE GIA’ SONO 3 VOLTE PIU’ LE VITTIME MASCHILI E IN PASSATO ANCHE DI PIU’ E QUINDI CI CACHIAMO ADDOSSO DA ANNI MA ALMENO NOI UOMINI NON FACEVAMO LE CAMPAGNETTE RIDICOLE E FALSE COME LE DONNE ABBIAMO CONTINUATO A TIRARE AVANTI LA SOCIETA’ A DIFFERNZA LORO CHE CON LA SCUSA FALSA DEL VITTIMISMO NON FANNO ALTRO CHE LAMENTRSI DEGLI UOMINI E MAGIARE PERO’ DAL PIATTO CHE GLI UOMINI GLI OFFRONO….DA VERGOGNARSI!!! POI MAGARI A FINE COMMENTO UN BEL”…..ORA RIDI A STO CA…”

    • Simone permalink
      4 aprile 2019 20:51

      PER NON PARLARE DEL PERICOLO CHE ABBIAMO DI ESSERE CONDANNATI PER VIOLENZE O STUPRI NON COMMESSE VISTO CHE LA MAGGIOR PARTE SI SCOPRONO FALSE

      • Jaro permalink
        10 aprile 2019 04:59

        ma fatti una cultura, prima di ciarlare per niente
        http://lepersoneeladignita.corriere.it/2012/03/29/le-donne-stuprate-e-dimenticate-della-bosnia-ed-erzegovina/

      • pier luigi permalink
        10 aprile 2019 16:12

        Jaro…anche tu però prometti di farti una cultura.
        Ricorre infatti il 25° anniversario del genocidio del Ruanda, dove il ruolo femminile non è mai stato messo troppo in evidenza.
        Il perché è storia nota…
        .
        https://fr.scribd.com/document/21263653/Rwanda-Not-so-Innocent-When-Womens-Became-Killers-Africa-Rights-August-1995

      • pier luigi permalink
        10 aprile 2019 16:22

        Nel 1994, in cento giorni, un milione di uomini, donne e bambini (essenzialmente Tutsi) furono uccisi in Ruanda.
        Per realizzare un tale massacro così velocemente, usando per lo più armi rudimentali come machete o mazze chiodate, fu necessario arruolare la massa dei civili Hutu.
        Ma erano tutti uomini?
        E cosa fecero le donne Hutu in quelle circostanze?
        La risposta è complessa.
        Alcune furono a loro volta vittime.
        Non solo dell’avanzata del Fronte Patriottico Ruandese: molti Hutu, in prevalenza donne (come il Primo ministro Agathe Uwylingiyimana) e bambini, furono massacrati dalle milizie Hutu perché considerati “moderati” (e quindi complici dei Tutsi).
        Ma se ci furono uomini e donne Hutu che persero la vita per essersi opposti al potere genocida, e se il ruolo delle donne nel genocidio appare tutto sommato secondario rispetto a quello degli uomini, non tutte le donne rimasero innocenti.
        .
        Dal 1994 ad oggi, il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (TPIR) ha concentrato la propria attenzione sui principali organizzatori ed esecutori del genocidio, perseguendo 95 persone e pronunciando 55 condanne.
        Alcuni sono tuttora ricercati, altri sono già morti, sedici sono stati assolti, per altri le accuse sono state ritirate, e il resto dei casi è stato trasferito alle giurisdizioni nazionali ruandesi.
        .
        Una sola donna è stata condannata dal TPIR: Pauline Nyiramasuhuko. Grande amica di Agathe Kanziga (sposa del presidente Habyarimana), Pauline era un membro del clan Akazu, il quale, oltre alla potente Agathe, che dal 1994 vive in Francia, comprendeva anche suo fratello Protais Zigiranyirazo (dapprima condannato a 20 anni per genocidio e poi assolto in appello nel 2009);
        i suoi cugini Élie Sagatwa e Séraphin Rwabukumba;
        e Théoneste Bagosora, considerato l’architetto del genocidio, che sconta una condanna a 35 anni.
        Nel 1994 Pauline è ministra della famiglia e della promozione femminile.
        Il 7 aprile cominciano i massacri a Kigali, ma non a Butare, città di Pauline, dove il prefetto si rifiuta di procedere.
        Il governo ad interim la spedisce allora a Butare insieme alle milizie Interahamwe. Il prefetto sarà ucciso con tutta la sua famiglia.
        Il 25 aprile Pauline manda le milizie, guidate da suo figlio, Shalom Ntahobali, ad attaccare lo stadio, dove si erano riunite migliaia di Tutsi confidando nella protezione della Croce Rossa.
        Invece, saranno torturati, violentati, uccisi, ed i loro corpi saranno dati alle fiamme.
        Pauline ordinerà: “prima di uccidere le donne, dovete stuprarle”.
        .
        La sua condanna sarà la prigione a vita: la stessa pena di Valérie Bemeriki, giudicata non dal TPIR ad Arusha, bensì in patria dalle giurisdizioni popolari “gacaca”.
        Originaria di Gisenyi, Valérie era una delle principali animatrici della radio RTLM, dai cui microfoni spronava la popolazione ad uccidere comunicando agli assassini i nomi e gli indirizzi dei “complici del FPR”.
        E sono altre 2.000, oltre a Valérie Bemeriki, le donne condannate dalla gacaca o dai tribunali ruandesi per la loro partecipazione al genocidio (il 6% dei reclusi).
        .
        Alcuni studi, a cominciare da “Not So Innocent: When Women Become Killers”, pubblicato nel 1995 da African Rights, testimoniano che “certe donne avevano partecipato al massacro, uccidendo col machete donne, bambini e anche uomini.
        Alcune di buon grado, altre costrette come si faceva con gli uomini, puntando una pistola o con altre minacce”.
        .
        Le donne “erano nella folla che circondava chiese, ospedali ed altri luoghi di rifugio, portando machete, mazze chiodate e lance. Cantavano e spronavano gli assassini all’azione.
        Entravano nelle chiese, nelle scuole, negli stadi sportivi e negli ospedali per finire i feriti e spogliare morti e moribondi di gioielli, denaro e vestiti”.
        .
        Ma non si può nemmeno affermare che tutte le donne Hutu uccidessero: la settantenne contadina analfabeta Zura Karuhimbi per esempio salvò oltre cento persone.
        Racconta che nel 1959, quando vi furono i primi massacri, aveva già visto sua madre salvare i Tutsi.
        Oggi, a oltre novant’anni, Zura vive ancora in Ruanda.

        Enrico Muratore
        Specialista di diritti umani e relazioni internazionali

  5. Jaro permalink
    11 aprile 2019 02:21

    Veramente che esistono donne assassine, avvelenatrici soprattutto, dato la minor forza fisica,
    è qualcosa che si sa dall’epoca degli antichi romani con l’Avvelenatrice Locusta o con Lucrezia Borgia

    Ma un prete come te crede di aver scoperto lui il fenomeno, per cui ti accontento.

    Mi raccomando, però, non dire una messa per me, non vorrei che lo spirito santo mi apparisse a mo’ di colomba sulla testa, defecando guano di piccione sulla mia testa da ateo cattivaccio 😉

    • pier luigi permalink
      11 aprile 2019 07:09

      Voi “gretini”…siete la dimostrazione che l’inquinamento non fa danni solo al pianeta terra.
      La microplastica non si deposita solo nei fondali marini e nei ghiacciai a quanto pare.
      Oltre che per i cetacei è un dramma anche per le sinapsi di alcuni mammiferi.

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