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Similitudini

6 febbraio 2018

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Credo che  conoscete  ormai le  vicende  che  hanno come  protagonisti le  due  persone in foto ,mi sembra anche  inutili ritornarci ,se  non per  una  considerazione, o meglio, un esperimento

Proviamo mettere alla  foto una  maschera in modo che  non si possa  capire  ne  il sesso e  ne l’etnia  e/o colore  della  pelle, lo stesso facciamo con le  vittime, mettiamo una  maschera  pure a loro … i due  gesti violenti, anche  se  molto diversi tra  loro, sarebbero condannati all’ unanimità

Proviamo a  levare  la  maschera, la  situazione  cambia  in modo radicale

Cambia  che, nei vari commenti sui social, nei media, nei giornali  si aggiungeranno i se  e  i ma, e  si noterebbe  una  differenza

La  differenza  sarebbe  che, mentre  nel caso della ragazza fatta a  pezzi (da  ricordare  un film Horror) , non c’è nessuna  (e  io aggiungo “e  ci mancherebbe”) giustificazione  del gesto fuori che  qualche  rara  voce  “buonista” , nel caso del lettore  del Mein kampf sono molte  più le  voci di giustificazione  e  di aiuto (forza  nuova, ad  esempio, paga  le  spese processuali ) di solidarietà ,sopratutto nel web, e  si legge  di “esasperazione”, “Ormai non ne  possiamo più”, “Doveva  prendere meglio la  mira” ecc ecc

Sapete  cosa  ricorda? Ricordano i vari commenti quando, ad  uccidere, è una  “lei”

Ho sempre  sostenuto che  femminismo e  ideologia  di destra  vanno a  braccetto, questa  considerazione  non fa  altro che  aumentare  miei dubbi e  che  il femminismo ormai (lo è sempre  stato) trasversale  all’arco politico

Quando si sveglierà una  parte  politica?

 

4 commenti leave one →
  1. 8 febbraio 2018 15:17

    “Ho sempre sostenuto che femminismo e ideologia di destra vanno a braccetto, questa considerazione non fa altro che aumentare miei dubbi e che il femminismo ormai (lo è sempre stato) trasversale all’arco politico“

    Assolutamente d’accordo. Direi più con partiti e pensieri xenofobi!!!

    • plarchitetto permalink
      15 febbraio 2018 16:40

      Il femminismo va a braccetto con le donne. Punto.
      E’ utile cominciare a metterselo in testa.
      Da sedicente movimento egualitario (io non l’ho mai creduto) s’è trasformato in movimento sindacale.
      Un sindacalismo di genere, interclassista ma fondamentalmente borghese.
      Il femminismo nasce nel seno della borghesia, adottato e poi fatto suo dalla sinistra intellettuale.
      Da questa genesi, dipende la capacità d’intersecare praticamente tutti i partiti.
      A dispetto dei proclami il femminismo è diventato col tempo un gigantesco e pervasivo sindacato confederale delle donne, impegnato quotidianamente a rastrellare vantaggi specifici, utilità, benefici, prebende.
      Per se stesso. Non per tutti. C’è un ritardo da colmare vien detto.
      L’egualitarismo (semmai) verrà dopo (quando?)
      Il metodo è quello del lobbismo, della pressione politica, mediatica, principalmente verso l’azione parlamentare (in Italia come nel resto del mondo) poiché il femminismo ha bisogno delle leggi dello stato.
      L’emancipazione s’è risolta infine nel passare dalla protezione del marito alla protezione dello stato (norme, divieti, sanzioni, direttive, fondi, quote…).
      L’obiettivo ormai dichiarato è aumentare il potere femminile.
      Potere.
      Null’altro.
      Di qualsiasi natura e forma sia.
      Con ogni mezzo.
      La vittimizzazione è solo uno tra i tanti.
      Sicuramente quello più efficace.
      Il femminismo s’è garantito la spinta micidiale della politica (tutta) e dei media (la stragrande maggioranza).
      Entrambe (politica e media) ne hanno bisogno. C’è un interesse reciproco.
      In alcuni tratti si sovrappongono.
      Sono la stressa cosa. Il femminismo li ha ormai colonizzati.
      E li dirige.
      In campo anche il braccio armato della magistratura (fondamentale).
      Persino l’istituzione ecclesiale infine s’è dovuta piegare alle tematiche femministe (sentire il Papa parlare di gender pay gap fa riflettere).
      L’economia globalizzata poi s’è accodata più che volentieri al femminismo.
      E lo traina.
      Ben volentieri ne finanzia ogni attività, specie quelle propagandistiche.
      Le grandi agenzie internazionali (ONU, FAO, FMI, OCSE…) ne garantiscono il raccordo internazionale e influenzano i governi.
      Sia chiaro: tutto assolutamente legale.
      Nessuna norma è violata (essendo oltretutto spesso scritte apposta).
      Solo legittima (ma opponibile) dinamica sociopolitica.
      Costruzione di rapporti di forza.
      .
      Però c’è un ma…
      Ogni sindacato, ha una controparte contro cui lotta.
      In questo caso si vuol far credere che sia il maschilismo.
      Il maschio dominante.
      Falso.
      Il nemico è il maschile intero.
      Al conflitto di classe s’è sostituito il conflitto di genere.
      Molti uomini lo subiscono senza averne piena consapevolezza, causa la natura non esplicita dell’attacco (prendere di petto l’anima degli uomini è sempre rischioso).
      Storditi e confusi, inconsapevoli, la stragrande parte di loro, sono in attesa di prendere coscienza e di regolarsi di conseguenza (in molti han già provveduto, come testimonia questo spazio).
      Questo è il punto vero: il maschile, dovrà cominciare suo malgrado a costruirsi una specificità politica, autonoma da tutto il resto. E non necessariamente partitica…anzi, tutt’altro: sarebbe uno sbaglio madornale. Almeno in questa fase.
      L’obiettivo è la presa di coscienza di se.
      Ne più ne meno di quello che fece Marx con il proletariato.
      Costruzione di una coscienza collettiva.

      • 16 febbraio 2018 01:44

        Sono totalmente d’accordo e specifico che la figura del maschilismo nasce solo alla nascita del femminismo.

  2. plarchitetto permalink
    15 febbraio 2018 22:56

    La femminista Linda Laura Sabbadini, l’autrice dell’indagine ISTAT del 2006, “Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”, affermò:
    “…“c’è l’urgenza di istituire e attuare meccanismi di limitazione della presenza maschile al potere”.
    Questa dichiarazione svela la vera strategia del femminismo (la Sabbadini non è figura secondaria).
    Non già aumentare le quote di potere (sociale) disponibile, in modo tale che ognuno ne abbia a godere, come suggerirebbe un’autentica azione progressista.
    Ma sottrarlo ad uno (il maschile), per cederlo all’altro (il femminile) attraverso una semplice occupazione degli assetti di potere esistenti (tipo la Marcegaglia in Confindustria tanto per non far nomi).
    In questo modo si ottiene con una singola azione un doppio favorevole risultato.
    Come sempre avviene i primi trasferimenti di potere “vero” spettano alle élites (come la Lagarde al FMI tanto per non fare esempi).
    Il non detto, che sottintende, questa ipotesi è che il potere maschile è nocivo per le donne.
    Se fosse vero, dobbiamo desumere che il potere femminile lo sarà per il maschile.
    Da questo assunto, nasce il dovere per il maschile di accettare il conflitto di genere.
    Anche perché se pure decidi di non parteciparvi, verrai presto o tardi chiamato in causa.
    .
    E non c’è da farsi illusioni che possa trattarsi d’un conflitto pacifico ed esclusivamente dialettico.
    Non violento.
    La cronaca di tutti i giorni lo sta testimoniando.
    Naturalmente, violenza al femminile.
    Niente rosso sangue…

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