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La vignetta

15 maggio 2020

Non volevo trattare di Silvia  Romano e  della  sua  conversione  all’ islam, che  sia  stata  perchè ci crede  o per  convenienza o per  altri motivi davvero a  me  interessa  poco, però ho visto questa  vignetta  che  mi ha  fatto parecchio arrabbiare, va  anche  detto che  la  vignetta  usa  Silvia Romano per i suoi scopi politici che, tanto per  cambiare, sono anti maschili

Tanto che oltre  ad  odiare  a  chi inneggia il Duce o alla padania libera,sicuramente  si è aggiunto alla  mia  lista  personale anche  la  sinistra  fucsia e  fighetta (forse  sono pure  in vantaggio)

La vignetta comunque  è questa

lock

Ne parla  anche  Fabrizio (Marchi) in un bel post su facebook , dove  parla del sessismo (evidente)  della raffigurazione, io aggiungo un paio di cose

Questa  sinistra  fucsia e  fighetta  (e  la  vignetta  ci entra con tutte  e  due  le  scarpe) vuole  essere  anti razzista, e come  si diventa  anti razzisti ?

Di solito giudicando le  persone  dalle  loro azioni e non dalla etnia, loro no ,sono anti razzisti denigrando il popolo italiano, cosa  comune  anche  ad altre  frange dei cosiddetti “petalosi” (mirabile un paio di post di Acerbo sull’asterisco antifascista e sulle  statistiche della violenza  subita  dalle  donne  dove  erano primi e  per  distacco ,ma  che  strano, essendo in Italia, gli italiani), avevo scritto questo https://femdominismo.wordpress.com/2018/09/04/tra-assoluto-e-percentuale/

Tutti gli italiani ?

Figurarsi, solo quelli di sesso maschile

Avrebbe avuto “leggermente”  più senso se  avesse  scritto “La  coppia  italiana  dopo due  mesi di lockdown” invece  no, ha  voluto fare  la  distinzione  di sesso nel più classico femminismo vittimistico e  becero

Ci troviamo la  lega  come  primo partito grazie  a  personaggi come  questi “petalosi”

 

 

 

12 commenti leave one →
  1. Andrea permalink
    16 maggio 2020 11:06
  2. Andrea permalink
    16 maggio 2020 11:08
    • Paolo permalink
      17 maggio 2020 19:43

      è del tutto lecito avere dei dubbi sulla “spontaneità” della coversione di silvia romano all’islam, i dubbi li ho anch’io, non è lecito darle della terrorista o complice dei terroristi, questa si chiama calunnia, diffamazione poichè romano attualmente non è neanche indagata per terrorismo quindi sgarbi è a tutti gli effetti un calunniatore.A oggi Romano è una vittima dei terroristi, e sgarbi ha informazioni diverse si rivolga alle forze dell’ordine e alla magistratura altrimenti taccia perchè la famiglia romano potrebbe querelaelo e vincere

      (tra l’altro stia attento vittorione a parlare di mafia, il comune di Salemi di cui era sindaco èstato scioloto proprio per mafia, se silvia romano, neanche indagata, è già una terrorista solo per come era vestita cosa si dovrebbe dire di Sgarbi già sindaco di un comune sciolto per mafia?).

      sul famoso abito “islamico” di Silvia Romano non è chiaro se sia un abito imposto alle donne somale dalle milizie islamiche come sostiene Maryam Ismail oppure se sua più semplicementeun abito che le donne somale indossano per imitare la moda dei Paesi del golfo (che hanno molta influenza in Somalia) come dice l’autrice italo-somala Igiaba Scego:

      https://www.fanpage.it/cultura/igiaba-scego-su-silvia-romano-lo-sguardo-coloniale-di-unitalia-ferma/

      sulla somalia penso che scego sia più infprkata di sgarbi (che farebbe meglio a parlare di Catavaggio e Tintoretto)

      • Paolo permalink
        17 maggio 2020 19:46

        Caravaggio

      • Paolo permalink
        17 maggio 2020 19:48

        coversione = conversione

      • Paolo permalink
        17 maggio 2020 19:53

        infprkata = informata

        querelaelo = querelarlo

        scioloto = sciolto

        chiedo scusa per altri refusi

  3. Enrico permalink
    16 maggio 2020 12:35

    Oltre che imbecilli, queste vignette sono pure pericolose: sostanzialmente stanno dicendo che la Somalia è meno pericolosa del suolo italiano. Propaganda dagli effetti potenzialmente nefasti. Siamo sicuri che, ad esempio, le ragazze che sono andate a fare trekking da sole in Marocco ritrovandosi decapitate non siano state annebbiate da questo tipo di narrativa? Magari pensavano che se l’occidente è il posto più pericoloso per le donne e non è poi così male, in confronto là sarebbe stato un luogo assolutamente tranquillo.

    • Andrea permalink
      16 maggio 2020 17:00

      A proposito della Somalia…

      https://eastwest.eu/it/omicidi-giornalisti-non-puniti-primato-somalia/
      @@@
      Dove puoi uccidere un giornalista e farla franca
      Indietro

      Per il terzo anno consecutivo la Somalia è il Paese con il maggior numero di omicidi di giornalisti rimasti impuniti. Nel mirino c’è soprattutto Radio Shabelle, avversata sia dal governo che dai jihadisti. Ai vertici della luttuosa classifica anche Siria, Iraq, Nigeria e Sud Sudan

      Marco Cochi6 Novembre 2017

      Il nuovo Impunity Index (Indice dell’impunità), pubblicato martedì 31 ottobre, ha decretato che per il terzo anno consecutivo la Somalia ha conquistato il tutt’altro che invidiabile primato di Paese con il maggior numero di omicidi di giornalisti, per i quali non è stato trovato un colpevole.

      Lo speciale indice intitolato “Get Away With Murder”, è realizzato dal Committee to Protect Journalists (Cpj), che dal 2008 lo aggiorna annualmente per sensibilizzare sulla questione dell’impunità per i crimini contro i giornalisti. L’organizzazione non-profit ha anche intrapreso una Campagna Globale contro l’impunità, chiedendo giustizia per gli omicidi dei giornalisti, considerati la minaccia più grave alla libertà d’espressione nel mondo.

      La lista prende in considerazione i Paesi che presentano più di cinque casi di crimini contro operatori dei media rimasti irrisolti, soglia che quest’anno è stata raggiunta da dodici nazioni, ben sette delle quali sono presenti in ogni edizione della classifica.

      Nei dodici Paesi che compongono l’Indice, sono avvenuti quasi l’80% degli omicidi rimasti completamente impuniti nell’ultimo decennio (con riferimento al 31 agosto 2017), mentre solo nel 4% dei casi il Cpj parla di “Full justice”.

      Subito dopo la Somalia, vengono la Siria e l’Iraq, mentre altri due nazioni africane, il Sud Sudan e la Nigeria, figurano rispettivamente al quarto e all’undicesimo posto. In entrambi i Paesi si sono registrati cinque casi di omicidi di giornalisti rimasti impuniti. La distanza in classifica che separa Sud Sudan e Nigeria è dovuta al fatto, che la lista è elaborata calcolando il numero di casi non risolti, in relazione alla percentuale della popolazione di ciascun Paese.

      Il report del Cpj rileva che in Sud Sudan il diffuso clima di impunità riguardo ai crimini contro i giornalisti ha determinato che molti operatori dell’informazione siano stati minacciati, malmenati e arrestati. La relazione precisa che alcuni di essi non sono stati assassinati per motivi legati al loro lavoro, ma di tutt’altro genere, come ad esempio le rivalità etniche. Il governo di Juba non ha mai risposto alle richieste dell’Unesco di fornire un report sulla situazione delle indagini giudiziarie riguardanti uccisioni di giornalisti nel Paese.

      Il rapporto evidenzia che nell’ultimo anno in Nigeria, cinque giornalisti sono stati uccisi dagli estremisti di Boko Haram e da ignoti assalitori. Nel Paese africano si sono registrati anche molti casi di attacchi e arresti di operatori dei media, soprattutto quando hanno trattato scandali relativi a corruzione e violazioni dei diritti umani.

      Un esempio è quanto accaduto, lo scorso giugno, a Charles Otu, editore e redattore del quotidiano The People’s Conscience e collaboratore del Guardian, rapito, picchiato e minacciato di morte, a meno che non smettesse di criticare il governo dello stato di Ebonyi.

      La situazione più critica di tutta l’Africa si registra in Somalia, che non a caso detiene il poco gratificante primo posto nell’Impunity Index 2017. Nell’ultima decade, nel Paese si sono verificati ben 26 casi di omicidi di giornalisti rimasti senza colpevole, determinando un tasso d’impunità del 198%. Mentre dall’inizio dell’anno, non è stato compiuto nessun passo avanti nelle indagini relative alle ultime uccisioni di giornalisti locali.

      Lo scorso febbraio, appena eletto, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed aveva annunciato il suo sostegno alla libertà dei media, ma ancora non è riuscito ad assicurare alla giustizia nessun responsabile degli assassini di giornalisti.

      Nel frattempo, in contrasto con le norme internazionali sui diritti umani, la Somalia ha condannato alla pena di morte almeno tre individui accusati di aver ucciso giornalisti.

      Tra i giornalisti somali scomparsi di recente, il rapporto ricorda Abdiaziz Mohamed Ali Haji, reporter di Radio Shabelle, freddato in un agguato il 28 settembre 2016 a Mogadiscio, da due uomini a bordo di una motocicletta. Il giovane Ali fu assassinato mentre si stava recando a far visita ai genitori e secondo le organizzazioni per i diritti umani, sia gli estremisti islamici di al-Shabaab sia il governo avevano “ragioni” per avercela con lui.

      Radio Shabelle è la testata che ha perso il maggior numero di giornalisti in tutto il Paese e nessuno di essi ha avuto giustizia per l’inefficienza della macchina investigativa e punitiva, incapace di tutelare gli operatori dell’informazione.

      Tre mesi prima del reporter di Radio Shabelle, sempre nella capitale somala, era stata uccisa Sagal Salad Osman, una giovane giornalista e studentessa universitaria, che lavorava per Radio Mogadiscio, emittente vicina al governo.

      Come nella stragrande maggioranza degli omicidi dei giornalisti somali, anche degli assassini di Sagal, nessuna traccia. Un’assoluta impunità che da tempo ha innescato un ciclo di violenza e di paura, limitando fortemente la libertà di stampa nel Paese del Corno d’Africa.

      @afrofocus

  4. Andrea permalink
    16 maggio 2020 17:06

    La Somalia è anche il paese (con la p minuscola) più corrotto al mondo.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/economia/1415279/la-somalia-e-il-paese-piu-corrotto-al-mondo
    @@@
    23.01.2020
    La Somalia è il paese più corrotto al mondo
    Nella classifica si è piazzata all’ultimo posto su 180 nazioni. La Svizzera invece appena giù dal podio
    di Alessandra Ferrara
    Giornalista

    NEW YORK – È ancora la Somalia ad aggiudicarsi il titolo di paese più corrotto al mondo nel 2019. A definire il posizionamento delle 180 nazioni è il Corruption perceptions index, pubblicato oggi, che prende in analisi tredici valutazioni degli esperti.

    I risultati non sono troppo incoraggianti anche per gli altri paesi: più di due terzi delle Nazioni, nonché buona parte delle economie più avanzate del mondo, presentano una situazione stagnante o mostrano una diminuzione negli sforzi alla lotta contro la corruzione, segnala l’indice.

    Poco meglio della Somalia fanno il Sud Sudan e la Siria, che si piazzano al penultimo e terzultimo posto.

    Classifica – Il primo posto è stato conquistato dalla Nuova Zelanda (l’anno precedente era in seconda posizione), a pari merito con la Danimarca. Segue la Finlandia, mentre la Svizzera si piazza al quarto posto, come Singapore e Svezia.

    Per quanto riguarda le nazioni confinanti con la Svizzera, quella piazzata meglio è la Germania (nona posizione), seguita dalla Francia (23esima), e infine l’Italia (51esima).
    @@@

  5. 16 maggio 2020 20:40

    Giorni fa sul portale di un giornalone “Quarantena: femminicidi in aumento, uno ogni 7 giorni”.
    …ma non erano uno ogni 3 ?
    …appunto, 7 è più grande di 3…. o no?

    • DanieleV permalink
      17 maggio 2020 11:39

      “Punto, punto e virgola, due punti! Ma sì, abbondiamo… abundandis ad abundandum!” (cit.)

  6. Er Bresaola permalink
    19 maggio 2020 23:46

    Chi ha fatto quella vignetta si merita di finire in mezzo gli al shaabab e di essere sgozzat*

    Ho letto che sono state citate le due idiote che sono andate in marocco a fare le donne forti e indipendenti e si sono prese quello che si meritavano. bene così.

    Se a certe categorie di persone fa schifo l’occidente, possono sempre trasferirsi in somalia o afghanistan, paesi civili pieni di persone che li tratteranno come si meritano.

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