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Fascismo, Isis e femminismo

10 aprile 2018

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Messa in questo modo sembrerebbe  che  stia  facendo un minestrone  su temi molto distanti tra  di loro

Lo sono in apparenza, perchè prendo spunto da  questo commento che  ho letto e  che  mi trova  d’accordo

Sotto il Fascismo fu vietato di pubblicare foto sul giornale di Primo Carnera a terra. Bene. Oggi la nuova inquisizione vieta articoli sulle sconfitte di donne (senza nemmeno la levatura e la retorica epica del Ventennio).

 

Tutti e  tre  hanno un minimo comune  denominatore, cioè di essere migliore  degli altri

Il fascismo, tra  le  altre  cose, aveva  la  superiorità della  razza

L’ISIS ha  la  superiorità della  sua religione

Il femminismo mette  le  donne  superiori agli uomini

Ovviamente  ,se  il fascismo usa  la  forza e  l’isis usa (in modo che  io ritengo vigliacco ) l’attacco terroristico ,il femminismo usa  un altro metodo che  è il vittimismo

Le donne  sono migliori, ma  gli uomini le  reprimono” 

Questo, più o meno, quello che  sentiamo o leggiamo se siamo in un convegno femminista  o una  pagina  sui social

Quindi , una  cosa di costume  come  potrebbe essere  questa  partita  di calcio tra  la  nazionale  femminile  e una  formazione  di under 15 ,dove  questi vincono ,deve  passare  sotto la  censura  per  “sessismo”

Non si può dire  che  le  donne  possono anche  perdere

Come  per  il fascismo non far  vedere  Primo Carnera  a  terra  (simbolo della  virilità italica)

Come  per  l’isis guai a  criticare  il profeta  Maometto

Resta  ancora  un mistero che  i vari partiti di sinistra  non abbiano visto questo palese  “massimo comune  divisore”  ed  anzi portano il femminismo come  bandiera (al posto della  falce e  martello, che  è tutto dire)

Poi vincono lega  e M5S e  te  credo

62 commenti leave one →
  1. 10 aprile 2018 19:45

    povere donnette, brutalmente malmenate da ragazzini…😂😂

    • Paolo permalink
      11 aprile 2018 16:57

      se avessero vinto avresti detto “ecco queste donnacce femministe cattive che umiliano dei ragazzini! potevano lasciarli vincere!”

      • Sandro D. permalink
        18 aprile 2018 19:01

        Ragionamenti del genere possono farli solo gli eunuchi come te.

  2. Paolo permalink
    11 aprile 2018 16:21

    scusa ma questa partita era qualificante per i Mondiali? Non credo, perchè la partita importante era contro la nazionale femminile belga e l’hanno vinta arrivando a un passo dalla qualificazione ai mondiali (dove la nazionale maschile NON si è qualificata) e non ho visto la notizia di questa vittoria sulle prime pagine quindi di che stiamo parlando?
    Secondo te la prova della “dittatura femminista” è che non hanno dato la notizia di una partita amichevole di nessuna importanza? ma per favore
    La partita in cui c’era da dare il massimo era quella contro il Belgio e lì hanno dato il massimo.
    è il calcio maschile quello che in italia muove immensi giri di soldi, quindi le notizie sul calcio femminile vittorie o sconfitte occupano da sempre scarso spazio sulla stampa e se si tratta di una amichevole (e delle partite amichevoli a nessuno frega nulla neanche quando gioca la nazionale maschile) a maggior ragione non ne danno notizia

    • Sandro D. permalink
      18 aprile 2018 18:46

      Ehi, Paolo, se la nazionale maschile italiana dovesse giocare contro la nazionale femminile italiana, o una qualsiasi altra nazionale femminile del tormentato pianeta Terra, vincerebbe a mani basse.
      Calcola che anche la Germania femminile, campionessa del mondo nel 2003, le buscò dall’under 16 maschile tedesca, che non era nemmeno la migliore al mondo.
      Non parliamo poi delle odierne campionesse del mondo statunitensi, che lo scorso anno sono state battute per 5 a 2 da una squadra locale di quindicenni…
      A queste aggiungiamo la sopracitata nazionale australiana, che nel 2016 beccò ben sette (7) gol dall’under 15 maschile australiana, per non parlare di altre nazionali femminili battute regolarmente dalle suddette squadre di ragazzini, al cui riguardo i giornali si guardano bene dallo spendere una parola…
      Vedi, arriva un momento in cui bisogna iniziare a chiamare le cose con il loro nome e pertanto a dire e scrivere ciò che un tempo era a dir poco ovvio, e cioè che gli uomini sono superiori alle femmine.
      Tutto il resto è fuffa femminista politicamente corretta, che anche un eunuco mentale come te ha fatto propria.

      ———————————-

      P.S. La nazionale femminile italiana non si qualifica ai mondiali femminili da ben diciannove (19) anni, per non parlare del fatto che le femminucce nostrane non hanno mai vinto un mondiale femminile.
      Viceversa, la nazionale maschile italiana negli ultimi 60 anni si era sempre qualificata, vincendo anche due mondiali, che sommati agli altri due vinti in precedenza fanno quattro.
      Perciò vedi un po’ te.

      • Paolo permalink
        19 aprile 2018 00:01

        ma ho forse negato che un uomo muscoloso è fisicamente più forte di una donna muscolosa? No, non l ‘ho mai negato. (ovviamente questa superiorità non inficia il fatto che siamo pari intellettualmente). Ho forse detto che uokini e donne possono gareggiare insieme nelle competizioni olimpioniche? No, non l’ho mai detto. E’ giusto che siano separati per sesso perchè ci sono differenze fisiche ma non è giusto che le differenze fisiche si traducano in differenze nella retribuzione

      • plarchitetto permalink
        19 aprile 2018 09:15

        Paolo, continui a citare una manifestazione come le olimpiadi (quasi totalmente dilettantistica) organizzata ogni quattro anni dalle federazioni nazionali (cioè enti pubblici) e ci mescoli il tema dei compensi agli atleti, che è capitolo esclusivo dello sport professionistico (cioè enti privati).
        Come saprai lo sport pro è un settore economico di proporzioni planetarie che sottostà alle regole del mercato.
        Te lo spiego in italiano: soggetti privati che “devono” sottostare alla disciplina del diritto privato, compreso quello fallimentare.
        Bilanciamento tra entrate, uscite e indebitamento.
        Il continuo fallimento di società sportive in Italia e nel mondo dovrebbe suggerirti qualcosa (almeno spero).
        Non centra una minkia il tema parità.
        Il torneo di Wimbledon può permettersi la scelta “politica” di pagare ugualmente il vincitore del torneo maschile quanto quella del torneo femminile e non fallire…perché l’ente che l’organizza sta in piedi economicamente grazie al torneo maschile (incassi e diritti TV).
        Cioè l’assurdo della parità…dispari!.
        Un capolavoro concettuale che solo il femminismo poteva partorire.
        E senza neanche provare un minimo di vergogna.
        Che fa il paio col non avere un minimo d’orgoglio e amor proprio.

        Te lo ripeto per l’ennesima volta: non esiste nessun impedimento al femminile se lo ritiene (e se ne è capace) d’entrare prepotentemente e autonomamente nel mondo del business sportivo e fare soldi a palate.
        Il maschile lo fa…e gli riesce anche bene.
        Dato poi che sono pari intellettualmente (concetto che tu non manchi mai di sottolineare…Excusatio non petita, Accusatio manifesta) lo facciano e dimostrino di che cosa sono capaci.
        Esiste un mercato potenziale di miliardi di donne che non aspettano altro che vedere all’opera le loro beniamine (quelle vere però non quelle delle fiction mediatiche), seguirne le gesta negli stadi e nei palazzetti,…abbonarsi alle pay-TV, acquistare il loro merchandaising, collezionare gli album delle figurine…
        Insomma…tutto quello che fanno gli uomini da parecchie decadi.
        Senza che nessuno li abbia obbligati a farlo.
        Ma per quell’innato spirito d’impresa (sportiva ed economica) che da sempre (sempre) li caratterizza.
        .
        .
        *e poi le donne hanno un vantaggio sugli uomini: oltre a quelle del proprio sesso possono contare sugli appassionati di sport femminile come te.

      • Andrea permalink
        19 aprile 2018 21:46

        Paolo, in una ipotetica situazione invertita, saresti favorevole a pagare uomini e donne nello stesso modo ? Ovvero, se fossero le donne il sesso forte – e quindi dovessero essere loro a giocare sui cinque set – ti batteresti il petto nella stessa maniera in favore degli uomini ?
        Inoltre, se i due sessi sono pari intellettivamente, perché le donne devono essere sempre aiutate e portate per mano dagli uomini ?

        @@

        ps: ti rammento che le donne si reputano intellettivamente superiori agli uomini… Opinione peraltro condivisa da tanti maschietti come te.

      • Paolo permalink
        20 aprile 2018 14:13

        in una ipotetica situazione invertita difenderei il diritto degli uomini a essere pagati quanto le donne.
        Io ho sempre detto che un uomo può essere intelligente o stupido quanto può esserlo una donna, nessuno è superiore intellettualmente nè inferiore, non in base al genere nè all’etnia. I “maschietti” che dicono “le donne sono più intelligenti degli uomini” non li ho mai condividi: uomini e donne sono pari come cervello e come forza interiore (non fisica o muscolare) nel bene e nel male

      • Andrea permalink
        20 aprile 2018 19:00

        E sbaglieresti, perché se ad esempio sul lavoro io son più bravo di te, è giusto che sia pagato più di te (e viceversa).
        Nessuna campionessa olimpica corre i 100 o i 200m piani velocemente come Usain Bolt (anzi, per batterle basta un buon velocista di sesso maschile), perciò è giusto che un campione come Bolt sia pagato più di una campionessa.
        Riguardo alla questione dell’intelligenza non la penso affatto come te.
        Secondo me esistono delle differenze sia tra i due sessi che tra le varie etnie.

      • 20 aprile 2018 20:55

        Ho sempre pensato che esistono persone intelligenti e altre meno , a scapito se siano donne ,uomini ,bianchi o neri o a pallini rosa e verdi, esperienza personale

      • Andrea permalink
        21 aprile 2018 01:05

        Mauro, sono le medie che cambiano, così come le attitudini (sempre in media) e il discorso riguarda sia i fue sessi che le varie etnie.
        Non lo dico io, bensì i fatti.

      • Paolo permalink
        21 aprile 2018 01:15

        adesso mi verrai a dire che “i negri hanno il ritmo nel sangue” e che le donne sono “meno brave in matematica” e altri stereotipi insulsi, sessisti, razzisti e falsi

      • Andrea permalink
        21 aprile 2018 01:06

        Ho fatto un errore di battitura.
        “i due sessi”

      • Andrea permalink
        21 aprile 2018 09:12

        Se ti fa comodo credere che “maschi e femmine sono uguali” e che tra le varie etnie “non c’è alcuna differenza intellettiva”, accomodati pure.
        Capirai quanto me ne frega.

      • Sandro D. permalink
        21 aprile 2018 11:53

        Tralasciando il discorso relativo alle etnie, che definire “scivoloso” è poco, rimaniamo pure sulla questione riguardante i due sessi.

        Nel 2001 una riunione dei rettori di nove università americane d’élite chiese “cambiamenti significativi”, come destinare sovvenzioni e borse al personale docente femminile, riservare ad esso i parcheggi migliori nel campus e garantire che la percentuale di donne nel corpo docente corrisponda a quella delle studentesse.
        Ma in queste storie di messaggi negativi, barriere invisibili e pregiudizi sessuali c’è qualcosa di strano. Il metodo scientifico consiste nell’avanzare ogni ipotesi che possa rendere conto di un fenomeno ed escluderle una dopo l’altra conservando soltanto quella giusta. Gli scienziati apprezzano chi è capace di elaborare spiegazioni alternative e da chi sostiene un’ ipotesi ci si aspetta che confuti le altre, anche le più improbabili. Eppure, nei dibattiti in ambito scientifico è raro persino che si menzioni un’alternativa alla teoria delle barriere e dei pregiudizi. Una delle eccezioni è una scheda che accompagnava nel 2000 un servizio di “Science”, in cui veniva citata una relazione presentata alla National Academy of Engineering da Patti Hausman, studiosa di scienze sociali:

        “La domanda sul perché le carriere nel campo dell’ingegneria non vengano scelte da un maggior numero di donne ha una risposta piuttosto ovvia: perché a loro non piacciono. Ovunque si guardi, si troveranno molte meno donne che uomini affascinate da ohm, carburatori e quark. Rifare i programmi di studi non mi renderà più interessata a imparare come funziona la mia lavapiatti”.

        Una eminente ingegnere, seduta fra il pubblico, denunciò immediatamente quest’analisi come “pseudoscientifica”. Ma Linda Gottfredson, esperta di letteratura sulle preferenze vocazionali, fece notare che Hausman aveva i dati dalla sua parte:”In media, le donne sono più interessate a trattare con le persone e gli uomini con le cose”.
        I test vocazionali indicano anche che i ragazzi sono più interessati a occupazioni “realistiche”, “teoriche” e “investigative”; le ragazze a occupazioni “artistiche” e “sociali”.
        Quelle di Hausman e Gottfredson, però, sono voci isolate. Il gap fra i sessi è quasi sempre analizzato nel modo seguente: ogni squilibrio fra uomini e donne in materia di occupazioni e retribuzioni è prova diretta di pregiudizi sessuali, se non nella forma di aperte discriminazioni, in quella di messaggi scoraggianti e barriere invisibili. La possibilità che fra uomini e donne vi possano essere differenze che influiscono sui lavori che svolgono e su quanto guadagnano non può essere menzionata in pubblico, perché danneggerebbe la causa della parità sul lavoro e gli interessi delle donne.
        E’ questa convinzione che fece sostenere a Friedan e Clinton, per esempio, che “non avremo raggiunto la parità fra i sessi finché donne e uomini non saranno ugualmente rappresentati e pagati in tutte le attività professionali” (quindi anche in miniera…).
        Nel 1998 Gloria Steinem e Bella Abzug, membro del Congresso, in un’ intervista televisiva definirono l’idea stessa di differenze fra i sessi una “scemenza”, una “sciocchezza antiamericana” e quando ad Abzug fu chiesto se parità fra i sessi significasse numeri uguali in ogni campo (quindi anche in fonderia e nei cantieri…), la sua risposta fu:”Cinquanta e cinquanta, assolutamente”.

        Quest’analisi del gap fra i sessi è diventata anche la posizione ufficiale delle università. Che i rettori degli atenei d’élite degli Stati Uniti siano pronti ad accusare i colleghi di odiosi pregiudizi senza nemmeno prendere in considerazione spiegazioni alternative (per accettarle o rifiutarle, non importa), dimostra quanto il tabù sia profondamente radicato.
        Il problema di quest’analisi è che l’ineguaglianza negli esiti non può essere portata come prova di un’ineguaglianza di opportunità, a meno che i gruppi comparati non siano identici in ogni tratto psicologico, cosa che potrebbe avvenire solo se fossimo “tabulae rasae” (non lo siamo…).
        Ma accennare alla possibilità che il gap fra i sessi sia dovuto, almeno in parte, a differenze fra i sessi rischia di far scoppiare la guerra, specie se a dirlo è un uomo bianco occidentale.
        Chi osa farlo deve aspettarsi di venir accusato di “volere tenere le donne al loro posto” o di “giustificare lo status quo”. Il che non è meno insensato che accusare uno scienziato che studi i motivi per cui le donne vivono mediamente più a lungo (salvo in Paesi come lo Zimbabwe, il Nepal e pochissimi altri) di “volere che i vecchi di sesso maschile muoiano”. Lungi dall’essere una manovra architettata dagli uomini per difendere i loro interessi, le analisi che mettono in luce le pecche della teoria della “barriera invisibile” vengono in larga misura da donne, come Hausman, Gottfredson, Judith Kleinfeld, Karen Lehrman, Cathy Young e Camille Benbow, le economiste Jennifer Roback, Felice Schwartz, Diana Furchtgott-Roth e Christine Stolba, la studiosa di diritto Jennifer Braceras e, con maggiori riserve, l’economista Claudia Goldin e la studiosa di diritto Susan Estrich.

      • Sandro D. permalink
        21 aprile 2018 12:03

        1- Molte differenze fra i sessi si ritrovano in altri primati, anzi, in tutta la classe dei mammiferi. I maschi tendono a competere con maggiore aggressività e a essere più poligami; le femmine a investire di più nell’allevamento dei figli. In molti mammiferi un raggio territoriale più ampio si accompagna a una maggiore capacità di orientarsi usando la geometria della configurazione spaziale (invece che ricordando singoli punti di riferimento). E ad avere il raggio territoriale più ampio è più spesso il maschio, come avviene anche fra i cacciatori-raccoglitori umani. La superiorità degli uomini nell’uso delle mappe mentali e nella rotazione mentale tridimensionale non è forse casuale.

        2- I genetisti hanno scoperto che, in persone diverse, la diversità del DNA nei mitocondri (che uomini e donne ereditano dalla madre) è molto maggiore della diversità del DNA nei cromosomi Y (che gli uomini ereditano dal padre). Questo fa pensare che, per decine di millenni, gli uomini abbiano conosciuto una maggiore variazione nel successo riproduttivo rispetto alle donne: alcuni hanno avuto molti discendenti, altri nessuno (lasciandoci con un piccolo numero di cromosomi Y diversi), mentre un maggior numero di donne ha avuto un numero di discendenti più equamente distribuito (lasciandoci con un maggior numero di genomi mitocondriali diversi). Sono esattamente queste le condizioni che causano la selezione sessuale, in cui i maschi competono per le occasioni di accoppiamento e le femmine scelgono i maschi di migliore qualità.

        3- Il corpo umano contiene un meccanismo che fa che sì che il cervello dei bambini e quello delle bambine divergano durante lo sviluppo. Il cromosoma Y innesca nel feto maschio la crescita dei testicoli, che secernono gli androgeni, ormoni tipicamente maschili (come il testosterone) che hanno effetti duraturi sul cervello durante lo sviluppo fetale, nei mesi successivi alla nascita e durante la pubertà, ed effetti transitori in altri periodi. Gli estrogeni, ormoni sessuali tipicamente femminili, influiscono anch’essi sul cervello per tutta la vita. Oltre che nella corteccia cerebrale, i recettori degli ormoni sessuali si trovano nell’ipotalamo, nell’ippocampo e nell’amigdala nel sistema limbico del cervello.

        4- Gli androgeni hanno effetti permanenti sul cervello in sviluppo, non solo effetti transitori sul cervello adulto. Le femmine che soffrono di iperplasia adrenale congenita producono un eccesso di androstenedione, l’ormone androgeno reso famoso dal grande giocatore di baseball Mark McGuire. E anche se i loro livelli ormonali vengono portati alla normalità subito dopo la nascita, crescono come dei “maschiacci”, giocano di più a fare la lotta, mostrano più interesse per i camion che per le bambole, hanno maggiori abilità spaziali e, crescendo, sviluppano più fantasie sessuali e provano più attrazione per altre ragazze. Quelle trattate con ormoni solo a infanzia avanzata mostrano, divenendo giovani adulte, modalità sessuali maschili, come una pronta eccitazione di fronte a immagini pornografiche, un impulso sessuale autonomo centrato sulla stimolazione genitale e l’equivalente di polluzioni notturne.

        5- Un immaginario ma conclusivo esperimento per separare la biologia dalla socializzazione consisterebbe nel prendere un neonato, sottoporlo a un’operazione di cambiamento di sesso e farlo allevare dai genitori e trattare come una bambina. Se il genere è una costruzione sociale, dovrebbe avere la mente di una normale bambina; se invece esso dipende dagli ormoni prenatali, dovrebbe sentirsi un maschio intrappolato in un corpo femminile.
        L’esperimento è stato compiuto, non per curiosità scientifica naturalmente, ma in seguito a malattie e incidenti. Uno studio ha preso in esame 25 bambini nati senza pene (un difetto congenito noto come estrofia cloacale), poi evirati e allevati come bambine: tutti giocavano a fare la lotta come i maschi e avevano comportamenti e interessi tipicamente maschili; più della metà dichiaravano spontaneamente di essere dei maschi, uno a soli cinque anni di età.

        6- I bambini affetti da sindrome di Turner sono geneticamente neutri. Hanno un singolo cromosoma X, ereditato dal padre o dalla madre, invece dei normali due cromosomi X delle bambine (uno ereditato dal padre, l’altro dalla madre) o X e Y dei bambini (l’X ereditato dalla madre, l’Y dal padre). Siccome lo schema corporeo femminile è quello standard fra i mammiferi, essi hanno l’aspetto e il comportamento di bambine. I genetisti hanno scoperto che il corpo dei genitori può influire a livello molecolare sui geni del cromosoma X rendendoli più o meno attivi nel corpo e nel cervello in sviluppo del figlio. Una bambina con la sindrome di Turner che prende il cromosoma X dal padre ha probabilmente geni ottimizzati dall’evoluzione per una bambina (perché un X paterno porta sempre a una femmina), mentre una bambina con la sindrome di Turner che prende il cromosoma X dalla madre ha probabilmente geni ottimizzati dall’evoluzione per un bambino (poiché un X materno, se può portare all’uno come all’altro sesso, opererà senza incontrare opposizione solo in un maschio, che manca di corrispettivi dei geni X sul suo cromosoma Y).
        E infatti le femminucce che presentano tale sindrome differiscono psicologicamente a seconda del genitore da cui hanno ricevuto il cromosoma X. Rispetto a quelle che l’hanno ricevuto dalla madre (caso in cui esso è pienamente attivo solo in un maschio), le bambine che l’hanno ricevuto dal padre (caso in cui esso è destinato a una femmina) sono più brave a interpretare il linguaggio corporeo, a leggere le emozioni, a riconoscere i volti, a maneggiare le parole, nonché ad andare più facilmente d’accordo con gli altri.

        In definitiva, maschi e femmine sono intrinsecamente diversi e non hanno menti intercambiabili.
        Piaccia o meno.

      • Sandro D. permalink
        21 aprile 2018 12:24

        Paolo, leggi la storia di questo mio coetaneo statunitense, morto suicida 14 anni fa.

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        Bruce, Brenda, David. La tragica storia della prima vittima del dottor Money, il guru del gender
        marzo 31, 2014 Emanuele Boffi

        Esce in Italia con vent’anni di ritardo la terrificante verità sul caso che screditò per sempre l’inventore della teoria di genere

        «La sua prima domanda non fu come o perché i genitori potessero avere preso una simile decisione, né come potesse essere accaduto un incidente di circoncisione così devastante. Lei chiese invece il suo nome di nascita. Chiese, in effetti, Chi sono?».

        bruce-brenda-david-reimer-h La casa editrice San Paolo, a quattordici anni dalla sua uscita nel 2000, ha tradotto e pubblicato As Nature Made Him. The Boy Who Was Raised as a Girl. Il titolo, in italiano, suona così: Bruce Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza. Nelle prime tre parole è raccolto il senso della vicenda: tre nomi, un’unica persona. L’autore è un giornalista americano, John Colapinto, che trasformò in libro una sua celebre inchiesta, apparsa per la prima volta nel dicembre 1997 su Rolling Stone. Il caso, che in America ebbe una notevole risonanza, è sostanzialmente sconosciuto in Italia, ma merita di essere ripercorso. Perché è all’origine della cosiddetta teoria del gender. Un’origine tragica.

        BRUCE. Il 22 agosto 1965 vennero alla luce all’ospedale St. Boniface a Winnipeg (Canada) due gemelli identici, Bruce e Brian Reimer. Entrambi avevano un problema di fimosi al pene, per la quale era necessaria una circoncisione. Operazione semplice e routinaria, alla quale i due genitori, Ron e Janet, acconsentirono senza problemi. Il 27 aprile 1966, il giorno dell’operazione, un’insolita bufera di neve si abbatté su Winnipeg. Presagio shakespeariano di quel che doveva accadere, fu il contorno atmosferico all’incidente che capitò al piccolo Bruce. Per un incredibile errore, il suo pene fu bruciato. «Si staccò a pezzetti» e «sparì completamente».

        I genitori, disperati, dopo una serie di consulti medici, si affidarono a John Money, un medico che avevano sentito parlare alla tv dei miracoli della «riassegnazione sessuale» in corso al Johns Hopkins Hospital di Baltimora. Money era già allora uno dei ricercatori in sessuologia più rispettati al mondo. Eloquio brillante, intelligenza sofisticata, era l’ideatore della gender identity, basata sull’idea che l’identità di una persona non si fonda sui dati biologici della nascita, ma sugli influssi culturali e l’ambiente in cui cresce. Money, che guidava la pionieristica clinica per la chirurgia transessuale a Baltimora, fu ben felice di occuparsi del piccolo. Bruce era, infatti, la cavia che egli attendeva per dimostrare la bontà delle sue teorie. Un piccolo maschio senza pene, da trasformare in una bambina.

        john-money-genderIl dottore, già allora, frequentava i salotti televisivi, portando argomenti a favore del «matrimonio aperto, del nudismo e di altre forme di cultura sessualmente disinibita». Definito dal New York Times un «agente provocatore della rivoluzione sessuale», si spese a favore del film porno Gola profonda e firmò editoriali sulla «nuova etica del sesso ludico». Spingeva i suoi pazienti a sperimentare ogni tipo di desiderio sessuale, ivi compresa la «pioggia dorata» (urinarsi addosso durante il rapporto), la coprofilia, le amputazioni, l’autostrangolamento. Per Money non erano perversioni, ma «parafilie». Nell’aprile del 1980 spiegò a Time che un’esperienza di pedofilia «non aveva necessariamente un influsso negativo sul bambino».

        Quest’uomo, per tutto il corso della sua carriera, fu omaggiato e riverito, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti e premi (oltre che corpose sovvenzioni). Fu lui l’ideatore della prima clinica per l’identità di genere, celebrata da tutte le maggiori e più importanti riviste americane e internazionali. I suoi studenti e protetti, racconta Colapinto, «hanno finito per occupare posizioni preminenti in alcune delle università, istituzioni di ricerca e riviste scientifiche più stimate negli Stati Uniti».

        Fino all’incontro con Bruce, il campo d’azione di Money si era limitato agli ermafroditi. Il bambino rappresentava per lui un’occasione d’oro. Quando lo incontrarono, Ron e Janet – che all’epoca avevano solo 20 e 21 anni – ne rimasero affascinati. «Mi sembrava un dio», disse lei. Il medico spiegò loro che avrebbe potuto dare al bambino una vagina perfettamente funzionante, ma che necessitava della loro collaborazione affinché Bruce diventasse femmina. L’importante era che loro lo vestissero come una femminuccia, non gli tagliassero i capelli, lo facessero sentire una lei e non un lui. Così avrebbe avuto una vita felice.

        Il 3 luglio 1967 Bruce fu castrato dal dottor Howard Jones, un collaboratore di Money che in seguito lo abbandonò per intraprendere una professione più remunerativa. Aprì in Virginia la prima clinica americana per la fecondazione in vitro. Fu così che Bruce diventò Brenda.

        bruce-brenda-e-david-colapinto-san-paoloBRENDA. Ron e Janet, almeno per i primi anni, si buttarono a capofitto nell’impresa. Ma qualcosa non funzionava. La piccola Brenda ignorava le bambole che le venivano regalate, adorava azzuffarsi coi suoi amichetti, costruiva fortini anziché pettinarsi davanti allo specchio. In bagno, faceva la pipì in piedi.

        I primi anni di scuola peggiorarono notevolmente la situazione. Brenda iniziò a diventare particolarmente violenta e fu bocciata. Nel frattempo, nel 1972, Money pubblicò il libro Man & Woman, Boy & Girl, in cui mise al corrente il mondo dello straordinario «caso dei due gemelli». Il volume descriveva l’esperimento come un «assoluto successo». Era la «prova conclusiva» che «non si nasce maschi e femmine, ma lo si diventa».

        Il fatto ebbe una risonanza mondiale. Sposata dal movimento femminista, l’opera trovò il plauso sulle prime pagine di Time e del New York Times Book Review, conferendo al suo autore l’indiscussa celebrità di un guru. Le sue tesi, si scrisse allora, avrebbero avuto sulla storia umana un’influenza paragonabile alla «teoria dell’evoluzione di Darwin».

        Solo uno sconosciuto ricercatore di nome Milton Diamond osò sollevare perplessità sul caso. Fu ignorato. Al contrario, «il caso dei gemelli di Money fu decisivo perché venisse universalmente accettata non solo la teoria secondo la quale gli esseri umani sono alla nascita psicosessualmente plastici, ma anche la chirurgia di riassegnazione sessuale come trattamento per bambini con genitali ambigui o danneggiati. La metodica, un tempo principalmente limitata al Johns Hopkins, si diffuse ben presto e oggi viene eseguita praticamente in tutti i principali paesi».

        La realtà, però, andava in un’altra direzione. Brenda continuava a comportarsi «come un maschiaccio», difendeva il fratello nelle zuffe, soffriva a stare con le amichette. Periodicamente, i due fratelli facevano delle visite nella clinica di Money per snervanti test psicologici. Durante queste sedute, ai due gemellini di sei anni erano mostrate immagini di sesso esplicite «per rafforzare la loro identità/ruolo di genere». I due fratelli erano anche obbligati a simulare atti sessuali tra loro. In un’occasione, il dottor Money «scattò loro una Polaroid».

        man-woman-boy-girl-moneyPer Brenda quelle sedute – cui doveva sottoporsi anche da sola – erano una tortura. Nei suoi sogni si immaginava ventenne «con i baffi», ma temeva di dirlo ai suoi genitori, essendo sicura che li avrebbe delusi. Ron e Janet, infatti, frustrati dal comportamento della bambina, cercavano in tutti i modi di applicare i consigli di Money. Giravano nudi per casa, frequentavano campi nudisti, facevano pressioni sulla piccola perché assumesse atteggiamenti femminili. Tutto ciò li portò all’esaurimento: Janet tentò il suicidio, Ron iniziò a bere. Money, intanto, pubblicò un nuovo libro di successo (Sexual Signatures) in cui tornò a parlare di Brenda, che «stava attraversando felicemente l’infanzia come una vera femmina».

        Brenda, in realtà, già a undici anni cominciò a nutrire istinti suicidi. Gli assistenti sociali e i dottori del suo paese capirono che qualcosa non andava, ma troppo scintillante era la fama di Money per metterla in ombra. Brenda trascorse l’infanzia passando da uno psicologo all’altro. All’età di dodici anni cominciò la cura con gli estrogeni per fare crescere il seno e, nell’ultima visita che ebbe nello studio del dottor Money, trovò un transessuale che le magnificò i vantaggi dell’operazione chirurgica per cambiare sesso. Brenda fuggì e disse ai genitori che, se l’avessero fatta tornare, «si sarebbe suicidata».

        Anche lontana dal dottore, Brenda continuò ad avere una vita difficile. A scuola la chiamavano «gorilla» e alcuni giornalisti avevano iniziato a interessarsi a lei. Nel 1977 una troupe della Bbc si recò a Winnipeg per parlare con i suoi medici. Tutti confermarono la medesima impressione: Brenda non era la «ragazza felice» celebrata nei best seller di Money. Lo stesso dottore, contattato dalla Bbc, rifiutò di incontrare i giornalisti, mettendoli alla porta. Il documentario, intitolato The First Question, andato in onda il 19 marzo 1980, passò sotto silenzio.

        Solo pochi giorni prima, il 14 marzo, Ron aveva rivelato alla figlia la sua storia. Come annota Colapinto, Brenda «si sentì sollevata» perché finalmente capì «di non essere pazza». La prima domanda che fece al padre fu: «Qual era il mio nome?».

        bruce-brenda-david-reimerDAVID. Brenda decise di tornare al suo sesso biologico. Scelse di chiamarsi David perché questo è il nome «del re uccisore di giganti della Bibbia», il bambino che combatte e sconfigge il poderoso Golia. Iniziò a fare iniezioni di testosterone, gli crebbero i primi peli sulle guance, a sedici anni si sottopose al primo intervento per la creazione del pene. Attendendo la maggiore età, visse nascosto per due anni nella cantina di casa. A diciotto anni entrò in possesso del denaro assegnatogli come risarcimento dal St. Boniface Hospital, acquistò un furgone equipaggiato coi migliori comfort, che fu battezzato secondo lo scopo che avrebbe dovuto avere: «Il carretto da scopata».

        Non andò così. David non aveva capacità di erezione e la cosa circolò fra gli amici. Tentò di nuovo il suicidio, per due volte. A ventidue anni si sottopose a una nuova falloplastica e, due anni dopo, ebbe il suo primo rapporto sessuale. Ma era ancora profondamente infelice.

        Colapinto racconta che nell’estate 1988 David fece «qualcosa che non avevo mai fatto prima. Finii per pregare. Dissi: “Tu sai che ho avuto una vita terribile. Non ho intenzione di lamentarmi con Te, perché tu devi avere una qualche idea del perché mi stai facendo passare tutte queste cose. Ma potrei essere un bravo marito, se me ne fosse data la possibilità”».

        Due mesi dopo conobbe Jane, una ragazza madre che aveva avuto tre figli da tre uomini diversi. Si innamorarono. David vendette l’inutilizzato carretto da scopata e comprò un anello di diamanti. Il 22 settembre 1990 si sposarono.

        MONEY. Milton Diamond, il ricercatore che per primo aveva contestato Money, inferse un duro colpo alla sua credibilità. Quest’ultimo, sebbene non parlasse più del caso dei due gemelli, perseguiva nel sostenere le tesi sul gender che continuarono a valergli cospicui finanziamenti, anche pubblici. Ma nel 1994, Diamond, dopo aver incontrato David, scrisse un articolo per svelare come fosse andato a finire il “caso dei due gemelli”. La tesi del testo era che, sebbene l’educazione abbia un ruolo importante nel contribuire a plasmare l’identità, essa è frutto del dato biologico assegnato dalla natura. Diamond impiegò due anni per trovare una rivista che accettasse il testo. Quando apparve, fu una bomba. David concesse alcune interviste in tv con il viso oscurato. Poi accettò la richiesta di incontrare Colapinto per la semplice ragione che lavorava per Rolling Stone e a David piaceva il rock’ n’ roll.

        Per Money – «Hot Love Doctor», come lo chiamavano i giornali – iniziò il declino. Al Johns Hopkins fu nominato direttore di psichiatria Paul McHugh, un fiero cattolico che fece condurre un’indagine su cinquanta transessuali curati alla clinica per l’identità sessuale della Johns Hopkins a partire dalla sua fondazione nel 1966. Nessuno di loro ne aveva tratto giovamento. La clinica fu chiusa, la comunità transgender protestò inutilmente. Ancora nel 1997 Money ottenne un riconoscimento come «uno dei più grandi ricercatori del secolo in campo sessuale». Si spense il 7 luglio 2006 a Towson.

        I REIMER. I demoni non smisero di perseguitare la famiglia Reimer. Solo Ron, dopo un periodo di difficoltà legato all’alcol, riuscì a riprendere in mano le redini della sua vita. Janet continuò a soffrire di profonde crisi depressive. Brian passò attraverso fallimenti matrimoniali, droghe, alcol. Si suicidò nel 2002. David, dopo la morte del fratello, non fu più lo stesso. L’azienda dove lavorava chiuse, bisticciò con la moglie. Il 4 maggio 2004 guidò fino a un parcheggio desolato e puntò il fucile alla testa. Aveva 38 anni.

      • Sandro D. permalink
        21 aprile 2018 12:32

        Per approfondire:

        RICH HARRIS, J.,
        Non è colpa dei genitori,
        Mondadori, 1999.

        BLAFFER HRDY S.,
        Mother Nature. A History
        of Mother, Infants and
        Natural Selection,
        Pantheon Books, New York, 1999.

        GEARY D. C., Male,
        Female: the Evolution of Human
        Sex Differences, American
        Psycological Association, 1998.

        FAUSTO-STERLING A.,
        Sexing the body. Gender
        Politics and the Construction of
        Sexuality, Basic Books, 2000.

        HINES M., Brain Gender,
        Oxford University Press, 2003.

        BUSS D. M., The Evolution of
        Desire: The strategies of human mating,
        Non Basic Stock Line, 2003.

        BLUM D., Sex in the Brain.
        The Biological Differences between
        Men and Women, Viking Press, 1997.

        DOMURAT DREGER A.,
        Hermaphrodites and the Medical Invention
        of Sex, Harvard University Press, 1998.

        LEHRKE R., Sex Linkage of Intelligence.
        The X-Factor, Praeger, Westport, Connecticut, 1997.

      • Paolo permalink
        21 aprile 2018 16:37

        l’identità di genere è innata come il sesso biologico. Certamente esistono differenze fra cervello maschile e femminile altrimenti non si spiegherebbe l’esistenza delle persone transessuali (cervello femminile in corpo maschile e viceversa) ma non c’è una superiorità o inferiorità sul piano intellettivo. Ci sono donne che fanno le ingegnere, le scienziate e non sono meno donne di chi fa la maestra elementare (il maestro elementare fino ai primi del ‘900 era ancora una professione in prevalenza maschile), ci sono uomini che fanno lp0infermiere e non sono meno uomini di chi fa lo scienziato o il meccanico

      • Paolo permalink
        21 aprile 2018 16:38

        l’infermiere.
        leggere i libri di cordelia fine

      • Sandro D. permalink
        21 aprile 2018 20:24

        Paolo, seguiti a dare una botta al cerchio e uno alla botte, nonché a far finta di non capire…

        >>>>
        leggere i libri di cordelia fine
        >>>>

        Volendo, potrei consigliarti di leggere un caterva di libri; ma tanto non servirebbe a nulla.

      • Sandro D. permalink
        21 aprile 2018 20:47

        Paolo
        >>>>>>>>>
        Ci sono donne che fanno le ingegnere, le scienziate e non sono meno donne di chi fa la maestra elementare (il maestro elementare fino ai primi del ‘900 era ancora una professione in prevalenza maschile), ci sono uomini che fanno lp0infermiere e non sono meno uomini di chi fa lo scienziato o il meccanico
        >>>>>>

        Ma dove hai letto affermazioni del tipo “l’uomo che fa l’infermiere è meno uomo dell’uomo che fa il meccanico?”.
        Ad esempio: io mi occupo di vernici industriali (sono un chimico), ma non è a causa di ciò che mi sento più uomo di un mio cugino che ha un negozio di fiori.
        Lascia perdere queste scemenze.

        In merito alla suddetta questione dell’intelligenza, aggiungo che le capacità intellettive che le persone sviluppano durante la vita dipendono indubbiamente da molteplici fattori.
        E’ indiscutibile che, oltre che dall’ambiente, l’intelligenza dipenda anche dal patrimonio ereditario.
        Si conoscono diversi geni indispensabili per un normale sviluppo intellettivo. Se questi geni vengono danneggiati nell’ovulo fecondato, si corre il pericolo che il bambino, crescendo, soffra di ritardi mentali o che abbia un’intelligenza limitata.

        Anni fa, all’Università di Ulm, analizzarono dati genetici provenienti dallo Human Genome Project, confermando precedenti supposizioni: geni di questo tipo sembrano localizzati preferibilmente nel cromosoma X, quello del sesso femminile. Se si fa un confronto con gli altri cromosomi, si scopre che su quello X ricorrono con una frequenza quattro volte superiore. E di essi la femmina ne possiede di norma due esemplari; il maschio uno.

        Da oltre cent’anni si osserva che le malattie mentali colpiscono più facilmente i maschi: dato che le femmine hanno un cromosoma X in più, compensano i difetti genetici dell’uno con la parte intatta dell’altro.
        Si possono considerare questi geni del cromosoma X come “geni dell’intelligenza” che rendono la mente più ricettiva?

        Un favorevole collocamento di questi geni sull’unico cromosoma X dell’uomo dovrebbe avere come conseguenza un’intelligenza particolarmente brillante; per ottenere lo stesso risultato una donna invece dovrebbe avere una supercombinazione su entrambi i cromosomi X, cosa più difficile.
        Inoltre ci dovrebbero essere non solo più maschi malati di mente ma anche più con intelligenza superiore alla media.

        Di fatto i valori di QI nella popolazione femminile si trovano vicini al valor medio nella gaussiana, mentre nei maschi si notano più ampie oscillazioni dei valori di QI.
        La presenza di una funzione cerebrale estremamente marcata è caratteristica della specie umana.
        Dall’accumulo di “geni intelligenti” nel cromosoma X, un genetista evolutivo giunge facilmente alla conclusione che essi devono aver avuto un ruolo particolare nell’evoluzione della specie.

        Le caratteristiche tipiche di una specie si sviluppano in un tempo relativamente breve.
        Nei pesci ciò può avvenire in poche generazioni.
        Negli esseri umani si contano sette milioni di anni dalla separazione della linea degli scimpanzé.
        Le caratteristiche delle specie devono essere selezionate velocemente e questo è possibile tramite i geni che vengono fissati sul cromosoma X.

        Il cambiamento di questi geni nell’individuo maschile può essere visibile e dunque selezionabile, già nella successiva generazione.
        Le ricerche sui processi di selezione che portano allo sviluppo della specie si sono molto intensificate dai tempi di Charles Darwin.
        Per lo sviluppo di una nuova specie, oltre a molti altri fattori, è di particolare importanza la selezione sessuale.

        Le scelte femminili dominano il mondo animale, per semplici motivi: nella riproduzione la femmina investe di più. Paragonando l’elevatissimo numero di spermatozoi del maschio, la femmina produce relativamente poche e preziose cellule uovo.
        Per questa ragione la femmina tende ad accoppiarsi più raramente del maschio, ed è più selettiva.
        Darwin spiegò la presenza di caratteristiche appariscenti – come la coda del pavone o il canto dell’usignolo – proprio con la selezione sessuale.

        A fianco della selezione sessuale c’è la selezione naturale, dove a spuntarla non sono i più belli, ma i più robusti. E queste forme di selezione possono agire, da un certo punto in poi, in direzioni contrastanti.
        Un esempio: la femmina del pavone sceglie tra i pretendenti quello con la coda più imponente; nel corso dell’evoluzione questa coda sarebbe potuta diventare talmente lunga e vistosa da ostacolare la fuga del pavone maschio dai predatori, ma la selezione naturale frena e limita lo sviluppo di queste caratteristiche sessuali.

        Se questa moderazione non ha successo, la specie si estingue.
        Lo sviluppo dell’intelligenza nell’Uomo è qualcosa di molto diverso: in questo caso entrambe le forme di selezione (naturale e sessuale) si rinforzano a vicenda.
        Un uomo con capacità eccellenti non soltanto sarà attraente per molte donne e dunque in grado di concepire più discendenti, ma quegli stessi geni gli forniranno un vantaggio anche nella lotta per la sopravvivenza.

      • Paolo permalink
        22 aprile 2018 00:40

        non ho capito dove vuoi arrivare: le femmine umane sarebbero meno attratte da un bel corpo maschile, meno di quanto i maschi umani sono attratti da un bel corpo femminile? Stai forse dicendo che le donne cercano un uomo “intelligente” mentre gli uomini se ne fregano dell’intelligenza delle donne nella scelta della compagna? Perchè se dici questo non è vero, per me la bellezza del corpo conta come l’intelligenza, non amerò mai una donna che non abbia entrambe queste caratteristiche

      • Sandro D. permalink
        22 aprile 2018 00:56

        Paolo, lascia perdere.

        Notte.

    • Enrico permalink
      22 aprile 2018 10:31

      Paolo, preferiresti chiedere di uscire ad una commessa del supermercato ventenne di aspetto fisico normale, o ad una donna un po’ avanti con l’età, ma potente e famosa, tipo Angela Merkel? E sempre secondo te, una donna media preferirebbe le attenzioni di un commesso ventenne di aspetto fisico normale, o di un uomo un po’ avanti con l’eta, ma potente e famoso tipo Justin Trudeau o Mario Draghi?

      • Paolo permalink
        22 aprile 2018 19:39

        “Aspetto normale” non è sinonimo di brutto pure un bell’uomo e una bella donna sono normali. Comunque pure i brutti e le brutte possono attrarre qualcuno a volte a prescindere dal potere; ma in generale credo che preferirebbe le attenzioni di Trudeau che oltre al potere e all’intelligenza unisce anche un aspetto fisico attraente oggettivamente.
        Io preferirei una donna che mi attrae dal punto di vista fisico come da quello caratteriale. Certo una donna col carisma e l’intelligenza di Merkel nel corpo di Margot Robbie sarebbe l’ideale.
        Comunque se vedo una donna con uno ricco e bruttarello non penso per forza che stia con lui per soldi, e non lo penso neanche nel caso opposto come ad esempio lo spogliarellista palestrato fidanzato della non proprio bellissima Pezzopane, magari si amano o magari no, affaei loro. Io se una donna non ha un bel corpo, un bel viso e una bella mente non m’innamoro, per me contano entrambe le cose, corpo e mente, allo stesso modo (anche se ovviamente la prima cosa che vediamo di una persona non è la mente) e penso che anche per alcune donne sia così

      • Enrico permalink
        24 aprile 2018 01:07

        Stai aggirando la mia domanda inventando terze opzioni e divagando. La rifolmulo: in generale, è più attraente all’altro sesso una donna ventenne di aspetto medio senza carriera o una donna cinquantenne di aspetto medio con soldi e status sociale? È lo stesso per gli uomini?

      • plarchitetto permalink
        24 aprile 2018 14:58

        Paolino è il perfetto clone d’allevamento del femminista.
        Lui non discute nel merito dei temi.
        Seleziona le risposte alle obiezioni fatte, evitando accuratamente quelle dove non ha argomento alcuno e opponendo sesquipedali banalità imparate a memoria alle altre.
        Spesso si cita da solo,…”io ad esempio…” come se metterci al corrente del suo modo d’essere e vedere potesse rappresentare per noi una qualche utilità chiarificatrice (poveri noi).
        A lui (come ad ogni femminsitO) non interessa il confronto dialettico (prefigurando sconfitta certa) ma solo contrapporre propaganda spicciola.
        Si avvita in discussioni dove non conosce nulla di nulla, ma ha la cartucciera piena di banali e puerili stereotipi politicamente corretti, buoni per ogni argomento (la gran parte dei quali gli ritorna in fronte…come quando si sputa in aria).
        E’ come discutere con un bambino di cinque anni. Dopo un po’ lo guardi con tenerezza…e gli dai le caramelle accarezzandogli il crapino.
        .
        Al di fuori di quello predigerito che gli viene fornito in “bundle” dall’adesione al femminismo (che è la sua severa mamma) non c’è nessuna capacità di costruire un pensiero…non dico originale, o coraggioso…ma quantomeno strutturato e proprio,
        Fuori da quelle rotaie c’è il buio pesto.
        Il nulla assoluto.
        .
        Orsù…lasciamo che Paolo scriva.
        Ess* è utilissimo alla nostra causa.
        E’ la rappresentazione vivente per ogni appartenente al genere maschile, degl’irrimediabili danni causati dal farsi amorevoli ometti ammaestrati.
        Io spero che non abbandoni mai questo blog (Mauro dovrà farsene una ragione…).
        La possibilità di espansione delle nostre ragioni è legata all’attività di questi Paoli.

      • 24 aprile 2018 17:53

        Plarchitetto .. Come ripeto spesso qui non c’è censura perchè sarebbe anche ipocrita ,ho aperto questo blog perchè nelle pagine femministe mi censuravano e cosa faccio ? Uso la censura ,se volgio essere diverso dal pensiero femminista devo anche comportarmi in maniera diversa, sul resto hai ragione, Paolo è l’esempio di come certi pensieri possano causare danni …..Ritorno al pensiero di Enrico, chiaro come il sole che, al primo impatto si dice “guarda che bona” e ce ne frega nulla se lei è disoccupata ,cameriera o donna in carriera ,il contrario delle donne ,una donna in carriera non sposerà un operaio o peggio un disoccupato

      • Paolo permalink
        24 aprile 2018 18:21

        esattamente come un supermanager non sposerà mai una operaia o una bidella: gli uomini in carriera non frequentano gli stessi posti che requentano operaie e disoccipate e le donne in carriera non frequentano gli sesi posti di operai e disoccupati. appartengono a ceti sociali diversi e fanno vite diverse ed è difficile che si incontrino o riescano a legare abbastanza da innamorarsi, vale per ambo i sessi.
        Mia madre (maestra di famiglia borghese) ha sposato mio padre (operaio figlio di contadini) ma di soluto non succede non perchè “le donne vogliono i ricchi” ma perchè se sei di ceto medio-alto, che tu sia uomo o donna, tenderai a frequentare di più gente del tuo stesso ceto. E poi senza essere ipocriti: tra una persona di ceto alto-borghese e una di ceto proletario ci sono anche differenze di livello di istruzione che in media rendono difficile l’innamoramento. Io stesso non credo che potei amare una donna più ignorante di me

      • plarchitetto permalink
        25 aprile 2018 12:45

        Ok Mauro, nessuna censura.
        Solo che dopo quest’ultima ed ennesima perla sbilenca di Paolo un dubbio mi corrode.
        Ricordo che hai imposto un netto “no” agli insulti.
        Ma…è considerabile come insulto:…”ti xe un mona”…?
        Oppure…”a cojone!”…epiteto che pur forte (lo ammetto) risulta addolcito dalla bonaria cadenza romanesca?
        Se tali appellativi fossero concessi, essendo i due riferiti ad organo femminile e maschile…considerato il credo del soggetto..,opterei senza dubbio per il primo.
        Aspetto tuoi chiarimenti prima di poter (eventualmente) proferire.

      • plarchitetto permalink
        25 aprile 2018 12:55

        Dai Paolo, si scherza eh!
        Ai mascolinisti tra un’oppressione e l’altra ci piace burlare.
        “me too”

      • Enrico permalink
        25 aprile 2018 23:47

        “esattamente come un supermanager non sposerà mai una operaia o una bidella: gli uomini in carriera non frequentano gli stessi posti che requentano operaie e disoccipate e le donne in carriera non frequentano gli sesi posti di operai e disoccupati. appartengono a ceti sociali diversi e fanno vite diverse ed è difficile che si incontrino”

        Un manager sposerebbe solo una donna in carriera? Un uomo non sposerebbe una donna di ceto sociale inferiore? Addirittura non si incontrerebbero perché frequentano posti diversi? Non so quale paese tu stia descrivendo, ma non è l’Italia di oggi. La finisco qui perché siamo proprio su due binari diversi, mi sembra che tu viva in una realtà parallela.

        @Mauro
        Esatto una donna affermata non sposerebbe mai un disoccupato, ma volevo anche far notare che come la posizione conta molto per un uomo, conta molto, molto meno per una donna. La Zanardo, ad esempio, avendolo notato, si incazza.

      • Paolo permalink
        26 aprile 2018 01:01

        io non conosco molti supermanager sposati a delle operaie, quindi sì direi che il ceto sociale conta per uomini e donne anche perchè operai e supermanager non frequentano gli stessi posti. Trump ha sposato una fotomodella già ricca (meno di lui forse ma comunque ricca) non ha sposato certo una bidella di scuola media, non ha sposato una operaia tessile perchè i miliardari e le top model essendo vicini come ceto sociale frequentano gli stessi luoghi, luoghi che operaie e bidelle non possono permettersi

      • Andrea permalink
        29 aprile 2018 19:22

        Paolo, lascia perdere Trump, i supermanager o i banchieri come Draghi, perché è chiaro che a certi livelli – ovvero tra gente ricca sfondata, che non ha certamente problemi ad arrivare alla fine del mese – si frequentano solo tra di loro.
        Resta il fatto che un imprenditore edile (ad esempio), non ha problemi a sposare una commessa o una impiegata delle poste, tantomeno una barista rumena proveniente dalle campagne di Focsani…
        Il contrario dimenticalo proprio, perché un’ imprenditrice, una avvocatessa, una architettA, ecc, non sposano un idraulico o un muratore.
        Altro particolare da evidenziare: se una donna mantiene un uomo, stai pur certo che la suddetta glielo rinfaccerà in continuazione e al tempo stesso lo considererà un fallito.
        Al contrario non è così.
        Sto parlando della norma, non delle eccezioni, alle quali tu fai sempre riferimento.

      • Paolo permalink
        29 aprile 2018 23:58

        non mi risulta che esistano molte bidelle o operaie tessili sposate ad imprenditori anche di medio livello. L’imprenditore edile è più facile che sposi la segretaria o comunque una persona che vede ogni giorno al lavoro, e non una collega imprenditrice.
        E di storie di donne che per un po’ di tempo hanno mantenuto i compagni ce ne sono tante, se tu non le conosci che ci posso fare?

      • Andrea permalink
        30 aprile 2018 00:41

        “E’ più facile” non è sinonimo di “sempre”, caro femminista.*
        Riguardo alle donne che mantengono o hanno mantenuto i compagni, vuoi forse metterle a confronto con tutti gli uomini che hanno mantenuto e mantengono le compagne ?
        Dico, ma ti rendi conto delle scemate che scrivi ?

        Tuttavia, resta il fatto che “discutere” con te è inutile, tanto femminista sei e femminista resterai fino all’ ultimo dei tuoi giorni.
        E lo resterai anche se il cosiddetto “gentil sesso” ti tratterà come una merda.

        @@

        * Io lavoro nel settore edilizio, perciò di imprenditori edili ne conosco e ne ho conosciuti molti più di te…

      • Paolo permalink
        30 aprile 2018 02:52

        e tutti gli imprenditori che conosci hanno sposato operaie e bidelle.
        è buffo che tu mi chiami femminista mentre alcune femministe non mi sopportano perchè non sono d’accordo con le loro critiche al concetto di amore romantico e critico il loro conceto di “oggettificazione”

      • Andrea permalink
        30 aprile 2018 18:28

        Paolo, l’ unico oggetto “buffo” sei tu.

  3. plarchitetto permalink
    11 aprile 2018 23:41

    Ma siccome le hanno prese, ed era impossibile il contrario, ciò è la dimostrazione indubitabile della superiorità tecnico atletica del maschile sul femminile in campo sportivo.
    In qualsiasi disciplina.
    In qualsiasi categoria.
    A qualsiasi latitudine.
    Rigioca quella partita, 10…100…1000 volte, e avrai lo stesso identico risultato.
    T’è così difficile ammetterlo?…perché la frustrazione ti deve portare a farti fare questi sciocchi commenti?
    Che cosa t’impedisce di dire: in campo sportivo c’è una strabordante superiorità maschile sul femminile?

    • Paolo permalink
      12 aprile 2018 00:52

      ma è ovvio che in linea di massima gli uomini sono più forti come muscolatura perciò nelle competizioni importanti uomini e donne sono separati
      ogni tanto succede che una billie jean king batta un bobby riggs ma è un caso particolare e il tennis non è il calcio

      • plarchitetto permalink
        12 aprile 2018 10:32

        No Paolo. Non è una linea di massima.
        E’ una superiorità indiscussa e indiscutibile.
        Non è solo superiorità atletica (quella è la natura che l’ha determinata).
        Tutti i progressi tecnico-tattici all’interno dei vari sport dove gareggiano i due sessi (ormai praticamente tutti) sono stati introdotti dal maschile.
        Dalla battuta al salto nel volley al rovescio a due mani nel tennis.
        Dal pick and roll nel basket al taglio sugl’ingressi in curva nello sci.
        Non è un caso che quasi tutte le donne siano allenate da uomini.
        Anche i miglioramenti dei materiali, nascono in funzione delle prestazioni (e dei record) maschili.
        Il femminile nello sport è sempre migliorato a traino di quello maschile.
        Pure i nuovi sport che sono stati creati negli ultimi decenni (surf, windsurf, beachvolley, squash, downhill….) sono tutti stati inizialmente inventati e praticati dagli uomini.
        .
        Nonostante questa situazione asimmetrica, ciò su cui pervicacemente interessa al femminile è l’introduzione della questione “politica” relativa alla parità dei premi e degli stipendi.
        Compresa l’introduzione del professionismo anche in discipline con pochissimi introiti autonomi, se non esclusivamente quelli federali (pubblici).
        Questo devo dire, in perfetta linea con il paradigma (parassitario) femminista: aiuti, ripartizioni, quote, corsie preferenziali, spazi riservati…
        E’ in questa logica che si cerca di dimostrare, soprattutto da parte dei media, ma in maniera surrettizia e maldestra (come fa capire il pezzo di Mauro), che lo sport femminile “deve” essere “parificato” a quello maschile.
        Che esiste “l’esigenza” improrogabile di una parità di genere anche nello sport.
        E una débâcle come quella capitata alla nazionale australiana contro una squadra di ragazzini risulta uno smacco insopportabile mediaticamente parlando.
        Da qui la censura.
        Lo sport è uno degli ultimi territori di conquista del femminismo.
        Sicuramente quello più carico di simbolismo.


        La citazione di Billie Jean King poi è veramente patetica.
        Bobby Riggs aveva 55 anni (e pure avvezzo all’uso di alcool), lei 29 e fu poco più che un’esibizione.
        Tra Jimmy Connors e Martina Navrátilová guarda caso le cose andarono diversamente.
        E pure tra lo stesso Bobby Riggs e Margaret Court (30 anni all’epoca e numero 1 della classifica femminile): 6-2 , 6-1.

      • Sandro D. permalink
        18 aprile 2018 19:01

        Paolo, leggi qui.

        http://www.federtennis.it/DettaglioNews.asp?IDNews=89363

      • Sandro D. permalink
        18 aprile 2018 19:04

        L’UOMO CHE ZITTÌ LE WILLIAMS
        Karsten Braasch: “Vi racconto come andò”

        “Well done, guy!”. Pete Sampras si trovava negli spogliatoi dell’Australian Open e andò apposta da Karsten Braasch per dargli una pacca sulla spalla. Il giorno prima, questo strano tedesco con gli occhiali aveva fatto abbassare la cresta a due teenagers di nome Venus e Serena Williams. Correva l’anno 1998 ed era trascorso un quarto di secolo dalla leggendaria Battaglia dei Sessi. La storia è ben nota: all’Astrodome di Houston, davanti a 30.472 spettatori più 90 milioni collegati in TV, Billie Jean King mise il tennis femminile sulla cartina battendo in tre set il 55enne Bobby Riggs, incallito scommettitore che 34 anni prima aveva vinto Wimbledon e, in quel periodo, aveva messo in scena una campagna provocatoria contro le donne. Qualche mese prima, batté un’emozionata Margaret Court. Ma a Houston andò diversamente, anche se decenni dopo qualche spiffero parlò di un Riggs che aveva scommesso (e forte… ) contro se stesso. Vero o falso che sia, quel match è passato alla storia.
        Talmente alla storia che un mesetto fa è uscito un film a raccontarlo, con protagonista Emma Stone. La “Battaglia dei Sessi” per eccellenza rimane quella, ma ce ne sono state altre: Navratilova-Connors nel 1992, Henin-Noah nel 2003… più quello strano pomeriggio di Melbourne, il 27 gennaio 1998, in cui un tedesco con barba e occhiali, numero 203 ATP, diede una sonora lezione alle sorelle Williams. Se ne è parlato parecchio, ma attorno a quel 6-1 6-2 (il primo a Serena, il secondo a Venus) si sono create 2-3 leggende, non tutte vere. Da Flaming Park, Miami Beach, dove era impegnato per i Mondiali Over 50 (ha perso in semifinale contro lo svedese Martin Persson, che poi avrebbe ceduto al nostro Marco Filippeschi), il simpatico Braasch ha raccontato come andò esattamente in quei giorni. Ed è una faccenda molto, molto divertente. Venus Williams aveva 17 anni e qualche mese prima aveva giocato la sua prima finale Slam. Serena stava emergendo, con tutta la sua spavalderia. A Melbourne si trovava anche Karsten Braasch, 30 anni, ormai in declino per una serie di problemi fisici che da lì a poco lo avrebbero costretto a ripiegare sul doppio. Quattro anni prima era stato numero 38 ATP, con un paio di scalpi eccellenti: Ivan Lendl (Amburgo 1994) e Stefan Edberg (Miami 1995). Sempre nel 1995, a Wimbledon, strappò un set a un Sampras all’apice della forma.

        Un tipo strano, Braasch. Accanito fumatore, appassionato bevitore di birra, barba lunga e un movimento al servizio molto particolare, più da pallavolista che da tennista. “Non me l’ha insegnato nessuno, semplicemente mi veniva naturale e non hanno provato a farmelo cambiare perché era piuttosto efficace”. All’Australian Open 1998 aveva perso al primo turno, sia in singolare che in doppio, ma doveva trascorrere altri 5 giorni a Melbourne prima di volare negli Stati Uniti. In quei giorni, le sorelle Williams sostenevano (con convinzione) che avrebbero potuto battere parecchi tennisti uomini con classifica ATP. “Non c’era una regola che impedisse alle donne di giocare nel circuito ATP, così loro cercavano un uomo da sfidare – racconta Braasch – avevano visto allenarsi un tennista ed erano convinte di poterlo battere, ma non ne conoscevano il nome. Allora si presentarono nell’ufficio del torneo e presero a cercarlo sulla Media Guide ATP. Non lo trovarono, ma qualcuno chiese loro da che classifica in poi sarebbero state capaci di battere un uomo”. Senza esitazione, le sorellone dissero: “da 200 in giù”. In quel momento, Braasch era numero 203 ATP e disse. “Ehi, se volete si può fare”. Nel frattempo avevano trovato il giocatore che avrebbe dovuto essere la loro vittima sacrificale: Francisco Clavet. A sentire il nome, Braasch scoppiò a ridere. L’impiegato ATP gli chiese se avrebbe davvero giocato contro le Williams: “Alla mia risposta positiva, l’ATP prese contatto con la WTA che fece pervenire la proposta a Venus e Serena. Accettarono subito”. L’appuntamento era per il 27 gennaio 1998, sul Campo n.12 di Melbourne Park, davanti a un centinaio di persone, di cui metà giornalisti. In realtà, Braasch avrebbe dovuto giocare solo contro Serena (che era già stata eliminata). Prima del match aveva giocato a golf, si era concesso un sostanzioso pranzo, aveva bevuto un paio di birre e fumato quasi un pacchetto di sigarette. Alle ore 16, senza spingere al massimo, rifilò un secco 6-1 a Serena. “Ho tirato colpi che nel circuito femminile sarebbero stati vincenti, ma lui ci arrivava facilmente” esalò Serena. Nel frattempo era arrivata Venus, appena eliminata nei quarti di finale. Il risultato non le era piaciuto, allora corse a cambiarsi per salvare l’onore di famiglia. È finita 6-2 per Braasch: troppo, troppo potente per andare in difficoltà contro una donna. Dopo le foto di rito, una “finestra” sulla TV australiana durante un cambio di campo sulla Rod Laver Arena, e qualche sorriso di circostanza, Venus non cambiò idea. Disse che avrebbe potuto battere qualsiasi giocatore sopra il n.300 ATP. “Bene, allora tra qualche settimana potrà sfidare me, visto che sto per perdere parecchi punti – scherzò Braasch, prima di farsi serio – contro i top-500 non hanno chance, perché io oggi ho giocato da n.600. Non ho neanche provato a spingere col servizio: sono in grado di tirare 30 ace contro gli uomini, non c’era ragione per fare qualcosa del genere”. Ancora oggi, Braasch è ricordato per quell’episodio, “Infatti non mi sorprenderei se al prossimo Australian Open dovessero parlarne ancora. In fondo sarà il ventennale”.

        Braasch è uno di quei personaggi che oggi non potrebbero esserci, o che avrebbero vita breve sotto i riflettori. A suo dire, esistono personalità interessanti anche tra i tennisti attuali, ma il boom dei social network li costringe a stare attenti. “Oggi ci sono molte più regole, conferenze stampa, interviste varie… per questo i giocatori evitano di fare cose folli perché qualcuno potrebbe filmarli e poi rilanciare tutto su Facebook o Instagram”. Ben diverso rispetto ai suoi tempi: cresciuto nella Ruhr, laddove si sogna di giocare a calcio, doveva diventare un fenomeno nell’atletica leggera: salto in alto, salto in lungo, eccelleva in tutto, poi si è bloccato per problemi all’anca. Al rientro, un anno dopo, si fece male all’altra anca. Altro stop. Quando stava finalmente bene, il club di atletica voleva sottoporlo a un test d’ingresso. “Allora mio padre si arrabbiò e mi disse di seguirlo nel suo circolo tennis”. È nato così uno dei giocatori più curiosi di sempre, “unorthodox”, come si dice in inglese. Sulla sua passione per fumo e birra sono stati spesi fiumi d’inchiostro, soprattutto da una stampa tedesca che in quegli anni dedicava molto spazio al tennis. Con passioni così curiose, il passo dalla realtà alla leggenda era breve. Thomas Muster disse che una volta, durante un Australian Open, aveva sfruttato una pausa per andare in bagno per fumare una sigaretta. “Falso – ricorda oggi – l’episodio accadde la settimana prima a Sydney. Semplicemente avevo chiesto se potevo fare una pausa e l’arbitro mi disse che non era permesso. Fine”. Oppure come ad Amburgo, nel 1994 d’oro. Dopo la vittoria su Lendl, perse da Kafelnikov. “Era uscita la notizia che alla sera prima mi ero ubriacato a una festa. Il problema è che a quella festa io non c’ero. Andai dal giornalista a dirgliene quattro, ma quando una notizia è uscita è difficile tornare indietro”. Ma il nome di Karsten, che oggi fa il maestro di tennis a Ratingen, resterà per sempre legato a quanto successo il 27 gennaio 1998 a Melbourne Park. “Qualche mese dopo, ho visto Venus al Roland Garros. Io l’ho fissata, ha fatto finta di non vedermi. Ero dietro di lei, poi a un certo punto si è voltata di scatto e mi ha detto: ‘Ehi Karsten, quello che è successo a Melbourne… non è successo’”. Gli restano i complimenti di Sampras e una notorietà capace di resistere allo scorrere del tempo. Qualche coraggioso, nel paradiso terrestre di Miami Beach, gli ha chiesto come andrebbe un eventuale altro match contro Serena Williams. Lui ha fatto un sospiro, si è mordicchiato il labbro e si è appellato al Quinto Emendamento. Per la Costituzione americana, è la facoltà di non rispondere.

        di Riccardo Bisti

      • Andrea permalink
        29 aprile 2018 19:29

        Paolo ma chi te lo fa fare ?
        Cosa te ne viene a fare “il difensore delle donne” a prescindere e a dar loro ragione anche quando hanno torto ?
        Ma ti risulta forse che le donne facciano altrettanto ?
        Non ti senti mai un po’ ridicolo ?

      • Paolo permalink
        29 aprile 2018 23:42

        non me ne viene niente. Dico queste cose perchè ci credo e contesto anche le femministe su certi argomenti. esistono anche persone che dicono quello che pensano e non per tornaconto personale. “ti risulta che le donne facciano altrettanto?” ma non mi importa di quel che fanno loro

    • Paolo permalink
      29 aprile 2018 23:42

      e non faccio il difensore di nessuno

      • Andrea permalink
        30 aprile 2018 00:49

        Sicuro ?
        Non mi pare proprio.

  4. Paolo permalink
    12 aprile 2018 12:13

    gli uomini praticano sport a livello professionale da più tempo delle donne perciò la maggioranza (non la totalità, ricordo in Italia Carolina Morace) degli allenatori sono uomini e le innovazioni le hanno quasi tutte introdotte gli uomini, semplicemente sono nel giro da più tempo. E’ solo da una cinquantina d’anni che le donne hanno iniziato a praticare sport professionistico in numeri considerevoli. Ma la parificazione dei premi tra campionesse e campioni olimpionici è doverosa, uomini e donne che praticano sport professionistico hanno diritto allo stesso trattamento economico, non c’è neanche da discutere. E il fatto che le nostre calciatrici siano trattate come “dilettanti” è vergognoso

    • plarchitetto permalink
      13 aprile 2018 00:54

      Paolo, hai ragione!
      E’ scandaloso che il calcio femminile non abbia ancora creato (come da più di sessant’anni fa quello maschile) una propria lega professionistica.
      Naturalmente diretta da sole donne.
      Proprio non si riesce a capire come, data la qualità dello spettacolo espresso durante i suoi match fino ad oggi, non sia ancora stata in grado e capace di sostenersi autonomamente, attraendo pubblico pagante, coinvolgendo sponsor, vendendo al migliore offerente i diritti televisivi ai network commerciali, costruire un merchandising, una sua stampa specializzata, canali tematici televisivi…in modo tale da permettere ai club femminili di dare finalmente alle calciatrici stipendi tali da far decidere loro di passare al professionismo.
      Non si capisce proprio, come non sia ancora accaduto tutto questo!
      Come dici?
      Ci deve pensare lo stato a pagare le calciatrici…sovvenzionando le squadre in cui militano, anche se queste sono società private?
      Dici che se li deve accollare la lega calcio professionistica maschile, costituendo una divisione femminile?
      Dici che c’è bisogno di fare un decreto legge che obblighi le squadre di calcio professionistiche maschili ad avere anche la squadra femminile?
      Ah…era questo che intendevi con la parola scandaloso?
      Scusa, ma non avevo capito.

    • Sandro D. permalink
      18 aprile 2018 18:30

      >>>>>>>
      Ma la parificazione dei premi tra campionesse e campioni olimpionici è doverosa, uomini e donne che praticano sport professionistico hanno diritto allo stesso trattamento economico, non c’è neanche da discutere. E il fatto che le nostre calciatrici siano trattate come “dilettanti” è vergognoso
      >>>>>>

      Paolo, qui l’unico soggetto vergognoso sei tu.
      Ricordati sempre che le campionesse esistono in virtù della separazione dei sessi; viceversa delle suddette campionesse e consequenzialmente dello sport al femminile non resterebbe nulla.

    • Andrea permalink
      29 aprile 2018 19:36

      Ascolta Paolo, un tempo ero un judoka (cintura nera), ed ancora oggi, pur non essendo certamente quello di un tempo potrei battere tante judoka più giovani di me di 20-25 anni, nonché facenti parte della nazionale femminile…
      Già da questo si capisce perché è più giusto che gli uomini guadagnino più delle donne, essendo i suddetti superiori alle appartenenti al sesso femminile.

      • Paolo permalink
        29 aprile 2018 23:49

        buon per te.
        comunque gli esperti di arti marziali dicono che le arti marziali dove si usano molto i piedi sono particolarmente indicati per le donne

      • Andrea permalink
        30 aprile 2018 00:33

        E che vuol dire ?
        Le differenze restano, perciò cerca di scrivere meno sciocchezze, grazie.

  5. Sandro D. permalink
    18 aprile 2018 19:07

    >>>>>>>
    e le innovazioni le hanno quasi tutte introdotte gli uomini, semplicemente sono nel giro da più tempo.
    >>>>>>>

    No, Paolo, le innovazioni le hanno introdotte gli uomini semplicemente perché i suddetti hanno una marcia in più rispetto alle donne.
    Ripeto: bisogna iniziare a chiamare le cose con il loro nome.

  6. Sandro D. permalink
    18 aprile 2018 19:40

    Questo è un mio vecchio scritto.

    >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

    silverback
    view post Inviato il 28/1/2007, 12:42

    Qualche esempio riguardo alla naturale superiorità del sesso maschile rispetto a quello femminile.

    Il peso leggero Lucia Rijker, che nella sua categoria ha dominato il mondo della kickboxing femminile conquistando tre titoli differenti dal 1984 al 1994, con un record di 34 vittorie di cui 25 per K.O., un pareggio e nessuna sconfitta* (con le femmine*…), sentendosi invincibile decise di affrontare un uomo, il thailandese Somchai Jaidee, combattente di thai boxe, atleta di secondo livello; all’epoca campione della Nuova Zelanda (categoria pesi leggeri).
    L’incontro si fece nella terra natale della suddetta, ad Amsterdam, il 24 ottobre 1993, e fu un tutto esaurito.
    Di fronte al pubblico olandese Lucia subì la sua prima sconfitta: un K.O. all’inizio del secondo round, dopo averle buscate nel primo. (*)
    Riporto le sue parole, successive al match:
    “E’ stata la cosa migliore che mi è successa. Ero molto arrogante ed ero convinta di poterlo battere. Non avevo paura. Mi ha svegliata. Ho capito che la paura è parte del gioco. La paura fa bene. Se non ho paura allora mi preoccupo. Quando si è spaventati l’adrenalina va in circolo e ti rende più veloce, attenta, pericolosa ed esplosiva. Farsi sopraffare dalla paura però non è un bene, occorre mantenere la fiducia in se stessi. Io non provo quel genere di paura”. 😉
    Le avessero messo contro il campione del mondo, non avrebbe potuto pronunciare nemmeno queste parole, perché sarebbe morta.

    Piaccia o meno, esistono delle differenze sostanziali che devono per forza essere considerate, e che rendono la femmina fisicamente più debole e più vulnerabile dell’uomo.
    Le differenze ormonali tra i due sessi fanno sì che l’uomo medio sia superiore alla donna media in caratteristiche fisiche come forza, potenza, velocità, resistenza, peso, altezza, aggressività.
    Queste qualità rendono chiaramente l’uomo eterno vincitore nella lotta.
    Per compensare in parte tali differenze, la femmina deve fare un allenamento fisico specifico e degli esercizi tecnici precisi, oppure munirsi di un’arma.
    La Natura ha voluto così.
    Tuttavia, tra le qualità importanti per le arti marziali, la donna supera (in genere) l’uomo in una: la flessibilità (solo quella…).
    E il merito è degli estrogeni.
    Ma per il resto lasciamo proprio perdere…
    Bisogna tenere conto di questi dati per non lasciarsi abbagliare anche da certe esasperazioni cinematografiche, da certi ridicoli film, nei quali, femminucce di 50/55 kg, che non hanno mai messo piede su un ring o un tatami, atterrano con un pugno presunti esperti di boxe, di kung fu o di karate, che tra l’altro sono grossi come armadi (una barzelletta…).
    Non faccio riferimento a vere campionesse come Cinthia Rothrock.
    Basta vederla in azione per accorgersi che è ben allenata e che i suoi colpi possono veramente far male.
    Ma anche in questo caso Cinthia non potrebbe battere con facilità un vero esperto della sua stessa disciplina (e non); piuttosto sarebbe lei a finire K.O.
    Il motivo non sta solo nelle differenze fisiche; bisogna aggiungere l’uso di tecniche poco realistiche e non adatte al corpo femminile.
    I pugni potenti non sono alla portata della stragrande maggioranza delle femmine, ed inoltre occorre molto tempo per perfezionarli.
    Di fatto, salvo nel caso di chi pratica boxe e kickboxing, i pugni sferrati dalle donne di solito non sono devastanti.
    E’ più utile allora colpire le zone più sensibili; attaccare agli occhi o alla gola con delle posizioni a mano aperta o semi chiusa; dimenticare i colpi al tronco, preferendo dei punti più morbidi come i genitali o il collo, etc., etc.
    (Bruce Lee consigliava alle femmine di scappare, qualora si fossero trovate di fronte un uomo minaccioso, ma tant’è…)

    Facciamo qualche altro esempio.
    Quanto lancerebbero le donne con i pesi usati dagli uomini?
    Per conoscere meglio il fenomeno prendiamo in esame, per ambo i sessi, i primatisti assoluti delle due prove di lancio che più si prestano al confronto, peso e disco, escludendo il giavellotto per le molte modifiche che l’attrezzo ha subìto negli anni, e il martello perché d’istituzione troppo recente.
    Com’è noto a chiunque si intenda un po’ di queste cose, per le gare femminili vigono attrezzi più leggeri rispetto a quelli degli uomini: 4 chili anziché 7,26 nel peso, e 1 chilo anziché 2 nel disco.
    Nel sistema di punteggio del portoghese Fernando Amado esiste al riguardo una tabella comparativa.
    Il primato mondiale della russa Lisovskaya, 22,63 nel 1987, è equiparabile a 16,55 con l’attrezzo maschile, e quello della tedesca Reinsch nel disco, 76,80 nel 1988, vale 51,93. (**)
    La diversità dello sviluppo fisico risulta assai bene dalla media altezza/peso fra i 10 migliori di sempre nei due sessi: 1,92 metri per 127 chili gli uomini del peso contro 1,78 per 90 chili delle donne, e 1,95 metri per 118 chili gli uomini del disco contro gli 1,80 metri per 90 chili delle donne.
    Il che spiega molto ma non tutto, perché, in ogni caso, anche a parità di peso e di altezza le femmine le buscherebbero di brutto lo stesso.
    Fatevene una ragione, care signore e signorine in ascolto, come io mi sono fatto una ragione, tanti anni fa, del fatto che il potere sessuale è femmina anziché maschio.
    E se proprio volete prendervela con qualcuno, prendetevela con la Natura, oppure con il Caso, magari con Dio (per chi ci crede).
    E, comunque, non è detta l’ultima parola.
    Chissà, magari un giorno, qualche mago (maschio…) dell’ingegneria genetica vi renderà forti come i maschi, trasformandovi in… uomini.
    _________________________________________

    (*) Ho la videoccassetta, intitolata:”THE MOST DANGEROUS WOMAN ON EARTH” (1996).

    (**) PESO UOMINI (kg 7,26): 23,12, R. Barnes (Usa) 1990;
    DISCO UOMINI (kg 2): 74,08, J. Schult (Ger. E.) 1986.

  7. 20 aprile 2018 20:52

    Ho letto qualche commento … è palese che ,nello sport un uomo corra più veloce, tira più lontano, salta più in alto e in lungo ecc ecc ,non lo dico io perchè sono maschilista e misogino (quello lo si sa già) ma perchè lo dicono i tempi e le misure e quelle non scherzano, se si fa una gara tra l’uomo e la donna più veloce vincerà sempre l’uomo, non mi sembra di aver scritto una cosa sessista ma la pura e semplice verità ,a patto che uomo e donna abbiano una certa dose di allenamento e/o che praticano sport in modo competitivo, per esempio ,io non potrei mai sfidare Federica Pellegrini perchè il mio stile è a mattone ,ma la Pellegrini le prenderebbe da un under 16 a livello agonistico, per fare un’altro esempio la campionessa di Kick Boxing con me avrebbe vita facile ,visto che sono un sacco da allenamento ,ma le prenderebbe non da un grande campione

    • Paolo permalink
      20 aprile 2018 23:32

      ma io ho forse detto che il fisico maschile e femminile sono uguali?

      • Andrea permalink
        30 aprile 2018 00:48

        Appunto, non sono uguali e pertanto non possono (né dovrebbero) essere pagati nello stesso modo.
        Chi ha una marcia in più deve essere pagato di più.
        Punto.

  8. Simo permalink
    20 febbraio 2019 06:00

    Buona giornata a tutti i commentatori di questo spazietto 😉
    Una foto che rallegrerà il nostro Andrea (dalle mille identità 😉 )
    a lui piace così 🙂

    comunque visto i discorsi che fai sulla superiorità maschile e su quanto ti piace essere misogino, credo che la cittadinanza in Arabia Saudita te la regalano volentieri anche se non parli una parola di arabo. Conta la mentalità e tu hai tutte le carte in regola 😉

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