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Intervista e risposte

28 dicembre 2017

Non sapevo veramente  come  intitolare  questo post che, al contrario di quello che  faccio, sarà un pochino lunghetto

Intanto mi è capitato di leggere  questa  intervista  fatta al “Maschio beta” (e  cambia  almeno nome )

https://puttanalibera.wordpress.com/ilmaschiobeta/

– Come descriveresti la parola “femminismo”? Cosa ti rende femminista?

Per me il femminismo è principalmente due cose. Prima di tutto, la presa di coscienza di una delle più grandi discriminazioni nella storia umana, il sessismo perpetrato dagli uomini nei confronti delle donne: una struttura mentale che abbraccia tutte le età e qualsiasi tipo di società e che è così inculcata nelle nostre menti che a volte risulta difficile rendersi conto della sua esistenza.

Beh ,ci sono anche società cosiddette “matriarcali”,saranno anche  minori, ma  vengono prese  ad  esempio da molti siti femministi

La seconda parte della mia definizione segue la prima ed è la determinazione di affrontare e combattere quest’ingiustizia sociale; l’obiettivo sarebbe quello di iniziare a concepire qualunque essere umano per ciò che è: semplicemente un essere umano, il cui destino non è determinato dal proprio sesso o dal proprio genere. Spesso si fraintende il signfiicato di “femminismo” e lo si limita alla lotta per le pari opportunità sul lavoro, o poco più di questo. Limitando la nostra definizione alle discriminazioni a livello legale, è facile comprendere che una volta che siano state corrette dalla legge, non avremmo più bisogno del femminismo.

Beh ,per  quello si è andati anche  oltre,  cioè che  le  leggi tutelino più una  parte  piuttosto che  l’altra , comunque  sia  sono d’accordo che  siamo tutti esseri umani ,quindi che  i siti femministi (ma  non solo)  la  finissero di sparare  a  zero contro gli uomini rei di qualsiasi male  del mondo, si farebbe  un enorme  passo in avanti

Tuttavia, il femminismo di terza ondata ha dimostrato che c’è ancora molto su cui lavorare, anche nelle nazioni occidentali, perché non abbiamo ancora affrontato il nucleo della discriminazione: colpevolizziamo ancora le donne quando sono stuprate, le colpevolizziamo non solo quando lasciano i mariti ma anche quando i mariti le lasciano, consideriamo le donne poco più di quello che hanno fra le gambe e le giudichiamo negativamente sia quando fanno sesso e sia quando non lo fanno (lo slut shaming è vivo e ben diffuso un po’ ovunque), ignoriamo i problemi delle donne considerandoli di poco conto, ci rendiamo conto solo raramente della bassa presenza o della cattiva rappresentazione delle donne nei media… In altre parole, siamo ancora lontani dal considerare le donne come esseri umani. Ho scelto di diventare femminista perché volevo aiutare altre persone a raggiungere lo stato di “essere umano” che posso avere semplicemente perché sono un uomo; e anche perché, in tutta onestà, so che la parità e il rispetto sono il futuro e quando i miei figli mi chiederanno cosa ho fatto in tal proposito, non voglio che la risposta sia “non ho fatto nulla”.

Per quello  si indica  come  sfigato anche  un uomo che  fa  poco o per  niente  sesso (vedremo, come  sempre dal resto, che  il maschio beta  da  la  colpa  al patriarcato) invece  i problemi degli uomini vengono presi in considerazione , non per  nulla  il 90 % dei morti sul lavoro sono uomini 3 su 4  dei senza  tetto sono uomini ,i suicidi sono prettamente  maschili (vedremo che, anche  in questo caso, la  colpa  è del patriarcato), Le  donne  nei media ? Non saprei (io di donne  che  conducono programmi ne  vedo) comunque  sia, in televisione,  degli uomini se  ne  parla  poco e  di quel poco male

Considerare  le donne non come  esseri umani ? Non so lui, ma  io non ho mai pensato il contrario ,come  mi dici maschio beta”? Magari che  vuoi fare il “white  knight” della  situazione (l’impressione  è quella)

 

– Quando hai iniziato a definirti femminista? Perché credi che un uomo debba usare questo termine?

In realtà, mi ricordo la data ben precisa. Era il 24 settembre del 2014, dopo aver ascoltato il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite dove ha inaugurato la sua campagna #HeforShe: stava chiamando gli uomini a supportare il progetto femminista e io ho risposto alla chiamata. Ho sempre creduto che le donne meritino pari opportunità e pari trattamento ma prima non credevo di poter essere d’aiuto: i problemi mi sembravano così diffusi e profondi, che non riuscivo neanche a pensare a cosa potessi fare concretamente! Inoltre, avevo difficoltà a definirmi femminista: prima di tutto perché credevo riguardasse le donne e che come uomo non potessi farne parte; in secondo luogo credevo che la parola implicasse “misandria”! Ecco, anche questa è una delle tante cose di cui ora mi vergogno

Da buon soldato ha  risposto alla  chiamata( la  strada  dei white  knight si sta  facendo sempre  più luce) e peccato perchè la  prima  impressione  era  quella  esatta, cioè “misandria” fosse  che  fosse  che  non era  del tutto sbagliata  questa  impressione

Iniziando a conoscere sempre più femministe/i, sia dal vivo che su internet, sono uscito fuori da quell’insoddisfazione e adesso trovo che definirmi femminista in tutti i miei intenti e obiettivi mi stia più che bene. Certo, sono consapevole che alcune attiviste preferirebbero che mi definissi un “alleato”. Non ho problemi in questo, ma credo che la parola “femminismo” sia ancora molto stigmatizzata e come uomo vorrei aiutare a smantellarla: sono un uomo cis etero, bianco e senza disabilità fisiche (un default man, per citare Grayson Perry) e se in quanto tale non trovo nulla di sbagliato nell’utilizzo di questo termine, forse altri uomini mi seguiranno e si sentiranno incitati ad utilizzarlo. Ricordiamoci che per il default man il femminismo è difficile da processare, per questo propongo di lasciare definizioni alternative come pro feminist o “alleato”  da parte per il momento.

Anche  qui ,non ti mai acceso una  lampadina  o una  spia che , in quanto uomo, non eri ben visto in certi ambienti ?

– Quando hai aperto il blog “Il Maschio Beta”?

Ho aperto il mio blog con l’annessa pagina Facebook due anni dopo l’esser diventato femminista. Nelle settimane precedenti all’apertura avevo cominciato a sentirmi poco benvenuto nei gruppi femministi a cui partecipavo (uno qui a Londra e l’altro online); avevo percepito una sorta di rifiuto sul piano personale ma il problema principale era il mio ruolo come uomo in un gruppo femminista: come mi si poteva dar voce nei gruppi in cui le donne volevano parlare di sé stesse, dar voce ai loro problemi e alle possibili risoluzioni? Come prendere parte ai loro discorsi? Ci si aspettava semplicemente che ascoltassi? Se sì, cosa? Come ci si aspettava che cambiassi le cose? All’epoca aiutavo un’amica a gestire una pagina Facebook e dopo aver scritto un post chiedendo agli uomini di non rimanere in silenzio di fronte ai femminicidi, la mia amica mi ha consigliato di aprire un blog.

Certo che  qui la  spia  deve  aver  iniziato a  lampeggiare sempre con più insistenza. ma  mi sa che  questo qui è quello che  si trova  senza  benzina  per  strada  e  si chiede  come  mai ,allora  il colpo di genio ,gli uomini sono colpevoli di tutto (unico modo per  essere  ascoltato dalle  femministe)

– Che benefici credi che il femminismo possa portare agli uomini?

Come ho già detto nella risposta precedente, sono diventato femminista dopo aver ascoltato il discorso di Emma Watson. Uno dei suoi argomenti principali per invitare gli uomini a unirsi alla causa riguarda il danno fatto dal patriarcato agli uomini; posso tranquillamente dire dopo aver passato un po ‘di tempo a riflettere sull’uomo e sul concetto di mascolinità (così come dopo aver avuto la mia esperienza su quanto possano essere dannosi i preconcetti sulla mascolinità) ho scoperto che è tutto tristemente vero: dalla pressione psicologica dell’ “essere un uomo ” all’aumentato numero di suicidi, la maggior parte delle sofferenze percepite degli uomini, anche se alcuni vorrebbero incolpare il femminismo, sono in realtà colpa del patriarcato; quindi, abbracciare una cultura più tollerante e accogliente non può fare altro che fare del bene agli uomini. E questo non si applica solo ai default man come me: ci sono categorie di uomini che raramente riconosciamo come uomini ma che, in realtà lo sono! Gli uomini gay, tanto per cominciare: pochi giorni fa stavo leggendo i risultati di un sondaggio da cui emerge che ciò di cui la maggior parte degli uomini gay ha paura è essere percepito o considerato come troppo femminile e non abbastanza virile. Uno degli insegnamenti fondamentali del femminismo, almeno per me, è che essere associato alle donne e/o alla femminilità non è qualcosa di cui vergognarsi o spaventarsi (forse solo quando è uno strumento utilizzato dal patriarcato volto per perpetuare la sottomissione a danno delle donne – ma questa è un’altra questione). Quanto ne beneficerebbero i nostri fratelli gay se non contribuissimo a farli sentire in colpa per ciò che sono e se smettessimo di farli vergognare di sé stessi? E un ragionamento simile può essere applicato a ogni uomo che non appartiene a un gruppo rispettato o a ogni uomo che non corrisponde a determinati criteri di presunta “mascolinità”: uomini poveri, uomini di colore, uomini trans …
(A proposito: siamo così abituati a pensare a “uomo” come equivalente a “uomo predefinito (default man)” che dimentichiamo che un uomo può benissimo non essere bianco, cis e privo di disabilità …)

 

Ed ecco la  parola  magica  “Patriarcato,con una  sola  parola  si sconfiggono i mali del mondo

Gli uomini sono tutti colpevoli …. patriarcato

Gli uomini si suicidano …. patriarcato

Cade n meteorite sulla  terra .. patriarcato

Eppure  esiste il femminismo che  ,strano a  dirsi ,indica  nel genere  maschile (meglio se  bianco ed etero,cosi si mettono al riparo dal razzismo) indice  dei mali del mondo ,poco importa  la  condizione  sociale  di quest’ultimo,  mai visto il femminismo cosi simile  al patriarcato , eppure  uno è buono l’altro è il cattivo

 Pensando alla società italiana, cosa credi che possa essere migliorato per quanto riguarda i diritti delle donne?

Limitandomi ai diritti legali, le prime due discriminazioni diffuse (e, a mio avviso, piuttosto sottovalutate) che mi vengono in mente riguardano le casalinghe e le prostitute. Lo stato sociale italiano dipende ancora dalla disponibilità delle donne a svolgere mansioni domestiche e ad occuparsi della crescita dei bambini; tuttavia, tutto ciò avviene gratuitamente: le casalinghe non vengono ancora pagate per quello che fanno, residuo di un’epoca in cui il contratto sociale riconosciuto era che l’uomo usciva per provvedere economicamente alla famiglia, mentre la donna rimaneva in casa ad occuparsi della casa, a cucinare e a pulire. Oggigiorno naturalmente molte più donne hanno un lavoro, e i padri apparentemente hanno iniziato ad occuparsi un po’ di più dei propri figli, ma il peso della cura della casa ricade ancora pesantemente sulla donna (OCSE-Sole 24Ore). O iniziamo a pagare le casalinghe (ma non sono sicuro che ciò possa essere fattibile a livello finanziario per lo Stato) o ci impegniamo seriamente per il cambiamento: permettere alle donne una maggiore flessibilità lavorativa, o concedere agli uomini estesi permessi di paternità paternità, assicurandosi che li prendano, o trovando un equilibrio fra le due opzioni, o qualcosa di totalmente diverso … Io non sono un economista quindi non so cosa potrebbe funzionare meglio; il problema, tuttavia, è ancora lì e dovremmo trovare presto una soluzione.

Non so ,io conosco uomini che  danno una  mano in casa, anche  il sottoscritto ,seppur  essendo misogino, non ha  una  schiva  di “default” (come  dovrebbe essere  in qualsiasi paese maschilista, e che  diamine) e  si arrangia  a  fare  un pochino di tutto ,siamo nel 2018 ormai e  anche  il lavoro della  casalinga  (al quale  gli si deve  il giusto rispetto) non è più come  una  volta

Questo si ricollega direttamente con la seconda parte della mia risposta, che si concentra sugli atteggiamenti che non possono essere riparati con la legge, ma sui quali dovremmo ancora riflettere. Come ho già detto nella mia prima risposta, viviamo ancora in una società profondamente misogina, e l’Italia lo è ancora di più rispetto ad altre nazioni in Occidente. Non aiuta dire che fino a qualche settimana fa le donne non potevano guidare in Arabia Saudita: dovremmo mirare al meglio, non paragonarci a nazioni che nell’ambito dei diritti, stanno messe peggio di noi! Dobbiamo cambiare la mentalità di un paese che puzza ancora di maschilismo latino, moralismo cattolico e machismo fascista: gli uomini devono imparare ad assumersi la responsabilità per il sessismo, il razzismo e ogni discriminazione a cui contribuiscono; le donne dovrebbero smettere di farsi la guerra sulla loro “purezza” e “rettitudine” (in parole povere, il tipico atteggiamento di “non sono come le altre donne”); nei casi di violenze e ricatti sessuali come il revenge porn, lo stupro, il femminicidio, dovremmo smettere di incolpare le donne (che spesso si limitano a fare scelte che potrebbero semplicemente non piacerci), e iniziare a incolpare gli uomini se c’è colpevolezza da parte loro; più in generale, tutti dovremmo iniziare a pensare che le donne possano impegnarsi quanto gli uomini e ad arrivare a risultati pari se non migliori, in ogni ambito: nella politica, nell’economia, nell’industria, in ambito militare, nell’istruzione.

Colpevolizzare  le  donne? Io leggo che la  colpa  è sempre  degli uomini ,evidentemente  i casi sono due , o leggiamo cose  diverse ,o il sottoscritto non sa leggere ,comunque  chiude  con una  chicca  “le donne  sono uguali se  non migliori degli uomini” in qualsiasi campo , non in quello dove  si rischia la  pelle (si ha  scritto anche  in ambito militare ,ma  fa  finta  di non sapere  che  le  donne,difficilmente, vengono mandate  in prima linea )

Ha  saltato lo sport ,beh li è difficile  che  una  donna  batta  il record mondiale  dei 100 metri (ovviamente  parlo di donna  e  uomo ben allenati)

In conclusione CARO MASCHIO BETA  cosa  non si fa  per  farsi ben volere  dalle  femministe ,comunque  ritenta  sarai più fortunato

 

 

 

2 commenti leave one →
  1. Sandro D. permalink
    28 dicembre 2017 23:51

    Mauro, ricorda sempre bene una cosa: più deficiente di una femmina femminista può esserci solo un maschio femminista.
    Trattasi di soggetti contro i quali mi scontrai già in epoche pre internet e pre social, per cui so con certezza che sono elementi assolutamente irrecuperabili.

    • plarchitetto permalink
      29 dicembre 2017 19:00

      …se poi realizzano d’essere femministi dopo aver ascoltato il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite!
      .
      Mi son sempre chiesto: cosa riduce un (…ehm) uomo in queste condizioni?
      L’inquinamento elettromagnetico?
      …l’assunzione di polifosfati?
      …la scarsità d’attenzioni femminili?

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