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Di nuovo sui privilegi maschili (2)

28 dicembre 2016

Praticamente sulla  falsa  riga  di ieri, ho trovato davvero interessante  questo commento di Alberto Paganini lasciato sul gruppo facebook “parità in pillole”

Faccio un semplice  copia  ed  incolla

Ok io le cito:
quando le donne lottavano per il voto, gli uomini morivano in guerra perché il voto era connesso alla leva. Quando le donne non potevano lavorare (o potevano lavorare con una paga minore), gli uomini che non potevano sostenerle avevano così tanta pressione sociale addosso che ancora oggi i maschi sono la quasi totalità dei suicidi per cause economiche. Quando le donne avevano leggi poco severe contro la violenza sulle donne quella sugli uomini non aveva proprio leggi. Quando la legge sullo stupro sulle donne era molto permissiva, gli uomini vittime di stupro da parte di donne non erano proprio considerati vittime. Quando le donne non avevano modo di avere proprietà che non fossero approvate dal marito, ai mariti arrivavano anche le condanne e le punizioni per i reati delle mogli. Quando le donne avevano molte più limitazioni di oggi, gli uomini avevano pene più severe per lo stesso crimine, infatti ancora oggi a parità di reato e condizioni gli uomini hanno una pena il 63% più lunga e il doppio di possibilità di essere incarcerati se condannati. Le donne non potevano studiare ma gli uomini erano comunque quelli che finivano a fare lavori ad alto rischio, che ancora oggi sono occupati principalmente da uomini e ancora oggi gli uomini sono la quasi totalità dei morti sul lavoro. Quando le donne non avevano diritto all’aborto gli uomini non avevano e ancora non hanno diritto alla rinuncia di paternità. Quando le donne non avevano congedi di maternità gli uomini non avevano congedi di paternità e ancora adesso sono così minuscoli che praticamente possiamo dire che non li hanno. Le donne morivano maggiormente per parto e la scienza ha fatto diminuire drasticamente tali decessi grazie a uno sforzo mirato, mentre gli uomini morivano prima e questo divario al posto di diminuire si è allargato nel corso degli anni. Durante le emergenze la vita delle donne, proprio in virtù della loro capacità di partorire, era considerata più importante e da salvare prima. Quando le lesbiche erano invisibilizzate dalla società, l’omosessualità maschile era punita molto più di quella femminile, e ancora oggi molti stati che condannano l’omosessualità lo fanno solo con quella maschile o quella maschile è quella che riceve le pene peggiori, come la morte. Quando le donne hanno iniziato a lavorare, gli uomini hanno comunque dovuto fare più anni di lavoro prima di arrivare alla pensione e solo adesso ci si sta ponendo rimedio. Quando il linguaggio era più orientato al maschile non facendo sentire rappresentate le donne, gli uomini venivano automaticamente invisibilizzati proprio da tale linguaggio: se morivano 5 uomini e 2 donne si diceva che vi erano stati “7 morti, tra cui 2 donne”, se un problema attaccava principalmente gli uomini era un problema “della gente”, se attaccava principalmente donne era un “problema delle donne” o peggio “un problema di genere”. Quando le donne non potevano aspirare a entrare al governo di un paese o a governare come monarca (negli stati pre-democratici, e mica sempre, ricordiamoci la regina Vittoria), gli strati più bassi della società come i senzatetto erano a maggioranza maschile e tuttora lo sono. Allo stesso modo i suicidi erano in maggioranza maschili e ancora oggi restano a maggioranza maschile.
A questi problemi si sono aggiunti quelli del collocamento dei figli dopo il divorzio e quello della dispersione scolastica maggiormente maschile, che sono problemi moderni anche se si riallacciano a ruoli di genere.

 

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2 commenti leave one →
  1. Daniele permalink
    28 dicembre 2016 18:14

    Mauro, il post di Antonio Paganini è sostanzialmente condivisibile, ma questi passaggio non lo condivido,
    >>
    Quando la legge sullo stupro sulle donne era molto permissiva, gli uomini vittime di stupro da parte di donne non erano proprio considerati vittime.
    >>
    ma non perché le donne non possano commettere violenze contro gli uomini.
    No, non c’entra nulla.
    C’entra il fatto che una donna media non può stuprare, in senso letterale, un uomo.
    Non in modalità maschile, per così dire.
    La violenza al femminile agisce soventemente in un altro modo.

    >>>>>>>>

    PS: Vorrei proprio vederla una donna “che cerca di stuprarmi”…
    Finirebbe KO dopo un secondo.
    Inoltre, una donna non ha (e non avrebbe) certamente bisogno di agire come gli uomini.

    • 28 dicembre 2016 18:25

      Daniele infatti bisogna vedere anche le forze in azione , un uomo molto basso è magro con una donna tarchiata ad esempio, poi hai ragione che ci sono altri metodi che la donna agisce e usa ,che poi sia molto meno diffuso dello stupro uomo -donna è un dato di fatto

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