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La misandria non esiste

12 settembre 2015

Proprio oggi mi sono imbattuto su questo articolo

https://chiarabxl.wordpress.com/2015/09/11/anche-gli-uomini-sono-vittime-ma-non-chiamatela-misandria/

Non so a me  ricorda  molto la  frase  “Noi non siamo razzisti ma…”, quindi si ammette che  anche  gli uomini subiscono violenza  (che  è la  scoperta  dell’acqua  calda) ma  guai a  chiamarle  misandriche come  un onta  uguale  a  chi si indigna  se si chiamano razzisti …

Ma  credo che  più delle  parole qui bisogna  far  parlare  le  immagini

Perchè  è la  conferma  che  questa  misandria esiste  e non una  invenzione  di un fantomatico gruppo patriarcale  o maschilista , questa  viene  dall’ Australia

ladies  only

Per  non parlare dei treni dove  ci sono vagoni speciali per le  donne m come  in Giappone , Messico ,India  ,Pakistan ecc ecc

Senza  contare  che  ,anche se  queste  cose  Italia non ci sono ancora (o almeno io non le  ho ancora  viste e per  fortuna  aggiungo) L’autore dell ‘articolo che  poi ha  generato questa  risposta, ha  messo in luce  dei libri dove  si potevano leggere  titoli come  questo

Trattali male  ,Falli soffrire, 101 modi di far soffrire gli uomini, titoli molto “espliciti”

L’autrice  della  risposta  come  contro risposta ha  citato altri titoli di libro

Amala  come  un re,  porta a letto tutte  le donne  che  vuoi ,insomma  tecniche di seduzione, non certamente,  come  vorrebbe  la  nostra  società patriarcale  di come  compiere  femminicidi

A  proposito di femmincidi ,ma  l’autrice  non si rende  conto che, nei social, quando succede  un femminicidio la gente giustamente  si indigna  ,mentre  se succede il contrario la  gente  praticamente  esulta  ?

E non sarebbe  misandria  questa ?

Copio ed  incollo per finire  un commento di Francesco Vittorino

“Premetto che stiamo parlando dell’articolo di un mio ex-collega di cui ho una certa stima, e che quindi sono leggermente di parte.

Quando ho letto il passaggio relativo ai ‘singoli casi’ di discriminazione nei confronti degli uomini non ho potuto fare a meno di pensare a una avventura delle ‘Sturmtruppen’ incentrata su un’epidemia di colera. ‘Dal comando ci dicono che per evitare che si diffonda il panico non bisogna parlare di epidemia ma di casi isolati.’ spiegava un soldatino all’altro. ‘Bene.’ rispondeva quello ‘Lo sai che oggi sono stati registrati 362 casi isolati di colera?’.
Quando certi libri arrivano nella libreria di un centro commerciale senza neppure provocare un po’ di scalpore significa che non stiamo più parlando di un fenomeno circoscritto a poche persone ma di una cosa accettata dalla stragrande maggioranza della popolazione.
E no, titoli come ‘Manuale di un seduttore’ o ‘Come essere un maschio Alpha’ non sono nemmeno lontanamente paragonabili a titoli come ‘101 modi per far soffrire gli uomini’ o ‘Sono tutti uguali’. Né tantomeno a quel ‘Teorema’ di Marco Ferradini che difatti si conclude con un’excusatio non petita in cui viene spiegato come quello appena esposto può essere soltanto il punto di vista di un uomo deluso.”

Commento che  condivido in pieno

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27 commenti leave one →
  1. chiarabxl permalink
    14 settembre 2015 14:17

    Ciao, sono l’autrice del post a cui hai linkato. Entrambe le obiezioni che fai al mio ragionamento sono state sollevate da due commentatori sul mio blog, perciò se permetti copio/incollo qui le risposte che ho dato loro.

    Sulla questione della misandria:
    Il sessismo, come anche il razzismo, ha due componenti fondamentali: 1) pregiudizio e 2) potere, i.e. la possibilità di mettere in pratica quel pregiudizio e discriminare attivamente. Per esempio: “I neri sono più propensi a delinquere” è un pregiudizio. Si trasforma in discriminazione solo quando chi ha quel pregiudizio dispone anche di un certo potere per metterlo in pratica. Per esempio, un agente di polizia ha il potere di discriminare i neri perquisendo sistematicamente tutti i passanti di colore che incontra e ignorando gli altri.
    Dal momento che gli uomini dominano la stragrande maggioranza degli organi decisionali a qualsiasi livello (governi, aziende, università e così via), una donna può anche avere pregiudizi (p.e. “gli uomini sono tutti violenti”), ma generalmente non è in grado di adottare atteggiamenti di discriminazione nei loro confronti (esempio volutamente assurdo: un’università che obblighi solo i docenti uomini a seguire un corso di autocontrollo).

    Sul commento di F. Vittorino:
    Noto che non hai commentato le altre fonti che ho menzionato, come il post di Matt Forney. Immagino sia perché dopo averle lette tu ti sia reso conto del fatto che siano indifendibili. Come scrivevo in risposta a un commento precedente, i titoli di questi manuali sono volutamente sopra le righe, per attirare clienti. Spero che tu non creda che un libro intitolato “Falli a pezzi” contenga *davvero* istruzioni per smembrare uomini (e magari conservarli nel freezer). Ironia della sorte: alle femministe si rimprovera spesso di non avere sense of humour, di non saper capire quando si scherza, di non saper distinguere tra complimenti e molestie; ma titoli evidentemente OTT sono presi iper-seriamente come indizi di una guerra in atto contro il genere maschile. Fa riflettere, no?

  2. 14 settembre 2015 18:04

    Ti ringrazio per la risposta in questo blog “sfigatello” e anche scritto male 😀
    Possiamo anche essere d’accordo (perchè è cosi ) che i governi abbiano gli uomini al potere ma allora sono gli stessi uomini che sono anche dei “stupidini” perchè allora non si spiegherebbe le panchine, i vagoni, ecc ecc solo per il genere femminile e che abbiano tutti votato una convenzione dove si dice a chiare lettere che la violenza è solo maschile ,in questo caso abbiamo sia il pregiudizio che la discriminazione che siano uomini o donne a farlo ,mi interessa nulla , questa è misandria perchè si odiano gli uomini e si rispecchia le due condizioni , che poi, e mi ripeto, si chiamano Mauro o Chiara a farlo, interessa poco .. mi dirai ,un nero che vieta ai neri non fa testo … un nero che vieta ai neri è un nero da cortile ,cioè una persona che segue il politicamente corretto, allo stesso stremo degli uomini ,per esempio un Salvini che mi dice che i profughi sono pericolosi perchè solo il 93 % uomini , segue il politicamente corretto dominante e io lo combatto

    • chiarabxl permalink
      15 settembre 2015 08:46

      Nessun problema. Finché il confronto resta civile non mi tiro indietro 😉
      Come probabilmente sai, quello degli spazi riservati alle donne è uno dei modi in cui si cerca di mettere una pezza al fenomeno delle molestie, vedi le carrozze per sole donne presenti su certi treni in India, Giappone, Brasile e alcuni altri Paesi. Personalmente non sono molto d’accordo sull’idea: mi sembra che “ghettizzi” le donne e colpevolizzi auotmaticamente tutti gli uomini senza affrontare la causa ultima del problema, e cioè il fatto che alcuni si sentano autorizzati ad allungare le mani su una donna solo perché si trova in uno spazio pubblico.
      La Convenzione di Istanbul (che puoi leggere per intero qui: http://conventions.coe.int/Treaty/EN/Treaties/Html/210.htm) non dice assolutamente che la violenza sia solo maschile; anzi, il preambolo afferma esplicitamente che anche gli uomini possono essere vittime di violenza domestica. Mi sembra un po’ esagerato affermare che il testo sia in qualche modo ispirato dall’odio verso gli uomini: si tratta semplicemente di uno strumento che ci siamo dati per riconoscere uno specifico problema e provare ad affrontarne le cause.

      • 15 settembre 2015 17:58

        Per quanto mi riguarda non uso mai termini come troia, zoccola e puttana (anche se sono sinonimi ma è per farti capire)

  3. Andrea permalink
    14 settembre 2015 19:27

    chiarabxl
    >>>>>>>
    Dal momento che gli uomini dominano la stragrande maggioranza degli organi decisionali a qualsiasi livello (governi, aziende, università e così via),
    >>>>>>>

    In apparenza dominano.
    Nei fatti seguono solo ed esclusivamente la volontà femminile.
    Perlomeno qui, nel mondo occidentale o, comunque, nei Paesi culturalmente occidentali.

    @@

    ps: Mauro, scusa se te lo faccio notare, ma mi sembra che Salvini sia per te una specie di ossessione.
    Non prendertela, ma è così, perché lo nomini ad ogni pié sospinto.

    • 14 settembre 2015 20:13

      Hai anche ragione Andrea ma il mio “odio” elettorale per la lega viene da quando è nata ,mettici anche per passione calcistica 🙂 , ma non solo … comunque è vero lo nomino troppo … poi sono assolutamente d’accordo con quanto hai detto ed è palese la cosa

    • chiarabxl permalink
      15 settembre 2015 08:51

      @Andrea: mi piacerebbe sapere in base a che cosa affermi che nei Paesi occidentali si segua “solo ed esclusivamente la volontà femminile”. Perché se così fosse, non si spiega come mai esistano ancora tante disparità di trattamento. Non so se hai mai avuto occasione di leggere il Global Gender Gap Report (http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2014/), che fotografa molto bene la situazione. Se l’Italia è al 69esimo posto su 142, un motivo c’è.

      • chiarabxl permalink
        16 settembre 2015 11:05

        Hmm: un post del 2010 apparso sul blog “Ragioni maschili”, dal vago sapore complottista anti-WEF e capitalismo brutto e cattivo, che sembra rifarsi a un altro blog chiamato “Maschi selvatici” (cliccando sul link pare non esistere più). Mi spiace: le fonti non sono tutte ugualmente attendibili e questa, evidentemente, non lo è.

  4. 15 settembre 2015 14:53

    Chiara
    sei di una prevedibilità più unica che rara.
    Mi piacerebbe attardarmi sui vari spunti che hai dato. Purtroppo non posso.
    Ed allora cominciamo dalla fine. Il Global Gender Gap Report.
    Ti riporto una mia nota.
    https://www.facebook.com/notes/luigi-corvaglia/femminismo-istituzionale-e-di-potere-tecniche-di-disinformazione-di-massa/635719546461400
    Ovviamente non sarai d’accordo ne con le premesse, ne con le conclusioni. Vorrei però che mi spiegassi quello che c’è in mezzo. Ovvero questo:

    Nell’edizione del 2007 (ma lo stesso discorso ricorre nelle altre edizioni), a pag. 4, troviamo scritto:
    “Our aim is to focus on whether the gap between women and men in the chosen variables has declined, rather than whether women are “winning” the “battle of the sexes”. Hence, the Index rewards countries that reach the point where outcomes for women equal those for men, but it neither rewards or penalizes cases in which women are outperforming men in particular variables”.
    Ed infatti, tutti i dati che indicano condizioni di vantaggio per le donne rispetto agli uomini vengono sistematicamente riportati a 1 (perfetta eguaglianza), in tal modo falsando non di poco la reale situazione. Andiamo a verificare.
    Stessa classifica, anno 2010, con riferimento all’Italia nel parametro Educational Attainment (Grado di formazione), suddiviso in quattro indici sono riportati i seguenti valori:
    i) Literacy (alfabetizzazione) rate 0.99 (female-to-male-ratio)
    ii) Enrolment in primary education 0,99
    iii) Enrolment in secundary education 1,02
    iv) Enrolment in tertiary education 1,41
    Gli ultimi due dati indicano un lieve vantaggio nella istruzione secondaria delle donne (1,02) e un fortissimo squilibrio sempre a favore delle studentesse nell’istruzione terziaria (1,41) ma ricevono entrambi il rank 1 (perfetta eguaglianza).
    Al contrario, nei primi due dati, la lievissima differenza a sfavore delle donne (0,99) fa sì che i rank assegnati siano 61esima posizione per Literacy rate e 90esima per Enrolment in primary education.
    Ciò comporta che il rank complessivo del sotto-indice Educational Attainment sia 49esimo.
    Chi legge che la posizione dell’Italia in campo educativo è 49esima nel mondo è perciò indotto a ritenere che vi sia un grave gender gap a sfavore delle donne in Italia.
    In realtà si verifica esattamente l’opposto: vi è un grave gender gap a sfavore degli uomini in Italia, ma di questo i/le ricercatori/ricercatrici, autori/rici dello studio non se ne curano minimamente.

    • 15 settembre 2015 17:47

      Perfetto Luigi , praticamente era quello che volevo scrivere , mi hai preceduto 😀

    • chiarabxl permalink
      16 settembre 2015 11:22

      Non ho un profilo FB e non posso aprire il link che hai postato. Mi limito quindi a rispondere al tuo commento.
      “Chi legge che la posizione dell’Italia in campo educativo è 49esima nel mondo è perciò indotto a ritenere che vi sia un grave gender gap a sfavore delle donne in Italia”. La nota introduttiva al report, come tu stesso fai notare, spiega che l’indagine si concentra “on whether the gap between women and men in the chosen variables has declined” i.e. sul fotografare la *dinamica* del gender gap nei Paesi considerati. Leggendo che l’Italia è in 49esima posizione per l’indicatore educazione si dovrebbe quindi supporre che il gender gap in quel campo si sia ridotto meno rispetto ai Paesi nelle posizioni da 1 a 48, e più rispetto a quelli dalla 50esima posizione in poi.
      “In realtà si verifica esattamente l’opposto: vi è un grave gender gap a sfavore degli uomini in Italia”: sorry, ma non basta formulare opinioni in maniera categorica per trasformarle magicamente in fatti. E io di fatti a sostegno di questa opinione non ne vedo.

      • 16 settembre 2015 15:28

        Scusa, non voglio offenderti, probabilmente hai poca dimestichezza coi numeri, ma la cosa è tutt’altro che un opinione.
        Se quello “studio” fotografa lo scarto esistente nei vari settori tra uomini e donne (e tralascio qui il bias delle fonti) è pone uguale a 1(perfetta uguaglianza) tutti i valori in qui le donne hanno in realtà valori maggiori di 1 (donne più performanti degli uomini) in realtà sta operando in maniera esattamente opposta al conseguimento della cosiddetta “gender equality”.
        Non sta fotografando la situazione reale in Italia (è al nostro paese che si riferiscono quei dati). I primi due valori indicano una situazione deficitaria per le donne (di tratta dell’alfabetizzazione e della scuola primaria), di poco ma deficitaria (peraltro valori recuperati nell’ultimo rapporto). Però nella classifica del report (considerati scorporati dalla macro-variabile “Educational Attainment”) valgono, all’Italia rispettivamente la 61esima e la 90esima posizione. Terzo e quarto valore (scuola secondaria ed università) indicano un lieve vantaggio nella scuola secondaria (1,02) e un vantaggio considerevole all’università (1,41).
        Il rapporto non li considera per quello che sono (se lo facesse il risultato dell’Italia -come per altri paesi in analoghe condizioni – nell’Educational Attainment non sarebbe il 49esimo posto ma ben più in alto), ma li pone uguale ad uno (perfetta uguaglianza di genere in quella variabile).
        Alterando così una situazione reale che vede una sostanziale parità nei primi due cicli (materna, primaria) e uno squilibrio man mano crescente nella secondaria e che esplode all’università. Squilibrio tutto a sfavore degli uomini o a favore delle donne. Come vuoi vederla tu.
        Questo discorso nel Global Gender Gap Report, come certificato dagli stessi autori, vale in tutti i campi che esamina: nasconde quindi gli svantaggi maschili (perchè riporta sempre a 1 -perfetta uguaglianza- i valori maggiori di 1 per le donne, valori maggiori di 1 te lo ricordo significa, nella variabile esaminata, vantaggio per il sesso in oggetto) ma non i vantaggi. Viceversa per le donne, mostra gli svantaggi ma nasconde i vantaggi.
        I vari Global Gender Gap Report quindi non sono documenti tecnici (il bias lo dichiarano apertamente) ma veri e propri documenti politici.
        O detto in maniera più semplice non sono documenti che fotografano (sotto il profilo del sesso) una situazione reale, quale che sia, per cercare di porvi rimedio, ma, visti i loro stessi presupposti propongono una visione alterata della situazione mostrando solo quello che gli interessa mostrare.

      • 16 settembre 2015 15:33

        “sorry, ma non basta formulare opinioni in maniera categorica per trasformarle magicamente in fatti. E io di fatti a sostegno di questa opinione non ne vedo.”

        Posto che io l’abbia fatto non mi sembra che tu sia indenne da questa “malattia”.
        Nel tuo post infatti te ne esci con:
        .
        Concludiamo.
        Perché non siamo in grado di capire che la sostanza non cambia invertendo i generi?
        È semplice, Andrea: perché il sessismo non gode della proprietà commutativa. Finché continuiamo a vivere in una società in cui vengo pagata meno di un collega che fa lo stesso lavoro, non ho completa autonomia sulle decisioni che riguardano il mio corpo e rischio di essere pestata solo per aver detto a un uomo “No grazie, non mi interessi”, invertire i generi non basta.
        .
        Qui stai basando un affermazione ritenuta incontrovertibile, vale a dire -“perché il sessismo non gode della proprietà commutativa”- su delle argomentazioni fallaci (diversità salariale, indisponabilità del proprio corpo, “femminicidio”), ritenute vere solo perchè sorrette da adeguata pubblicistica.

  5. 16 settembre 2015 17:37

    @chiarabxl

    Neanche io ho un profilo Facebook . Presumo comunque che il contenuto della pagina linkata da Luigi sia lo stesso di quest’altra pagina: https://antifemminismoitalia.wordpress.com/2013/10/16/femminismo-istituzionale-e-di-potere-tecniche-di-disinformazione-di-massa/ .

    “sorry, ma non basta formulare opinioni in maniera categorica per trasformarle magicamente in fatti. E io di fatti a sostegno di questa opinione non ne vedo.”

    Ma quali opinioni? I dati sull’educazione di cui parla Luigi li puoi trovare alla pagina 178 di questo link: http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2010.pdf
    Quindi Luigi non si sta inventando un bel niente quando scrive : “Gli ultimi due dati indicano un lieve vantaggio nella istruzione secondaria delle donne (1,02) e un fortissimo squilibrio sempre a favore delle studentesse nell’istruzione terziaria (1,41) ma ricevono entrambi il rank 1 (perfetta eguaglianza).
    Al contrario, nei primi due dati, la lievissima differenza a sfavore delle donne (0,99) fa sì che i rank assegnati siano 61esima posizione per Literacy rate e 90esima per Enrolment in primary education.”
    A pagina 11 di quello stesso link (http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2010.pdf) puoi leggere il passaggio riportato da Luigi nel suo post:
    “Our aim is to focus on whether the gap between women and men in the chosen variables has declined, rather than whether women are “winning” the “battle of the sexes”. Hence, the Index rewards countries that reach the point where outcomes for women equal those for men, but it neither rewards or penalizes cases in which women are outperforming men in particular variables”.
    Lo stesso stralcio che la pagina “Ragioni Maschili” linkata da Andrea ha così tradotto:
    “Il nostro scopo è di focalizzare se il gap fra donne e uomini nei settori scelti è diminuito, piuttosto che se le donne sono vincenti nella battaglia dei sessi. Per cui, l’Indice “premia” i paesi che raggiungono il punto dove i risultati per le donne uguagliano quelli per gli uomini, ma né premia né penalizza i casi in cui le donne sono “sovraperformanti” rispetto agli uomini in particolari settori”.
    Come puoi vedere non c’è nessun complotto, lo dice chiaramente il Global Gender Gap Report che le disparità a sfavore degli uomini vengono considerate “parità”.
    È sufficiente leggere queste poche righe per capire che si è di fronte ad un report “leggermente” di parte.

    “Hmm: un post del 2010 apparso sul blog “Ragioni maschili””

    Un post del 2010? E quindi? La sostanza non cambia mica. Anche nel Global Gender Gap Report 2014 si ritrova lo stesso identico passaggio in cui si ammette candidamente che disparità a sfavore degli uomini = parità. (pag. 12 di questo link http://www3.weforum.org/docs/GGGR14/GGGR_CompleteReport_2014.pdf )

    Una chicca, una delle tante del Global Gender Gap Report: l’indice “HEALTH AND SURVIVAL”( http://www3.weforum.org/docs/GGGR14/GGGR_CompleteReport_2014.pdf pag. 224) si compone di 2 voci:
    1. Rapporto vita media donne/vita media uomini
    2. Rapporto n° bambine alla nascita/n° bambini alla nascita
    Ebbene, viene considerata “discriminazione” il fatto che nascano meno bambine che bambini. Un fatto naturale viene considerato come “discriminazione contro le donne” (madre natura brutta e cattiva… e patriarcale).

    “Non so se hai mai avuto occasione di leggere il Global Gender Gap Report (http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2014/), che fotografa molto bene la situazione. Se l’Italia è al 69esimo posto su 142, un motivo c’è.”

    Beh, a quanto pare, se qui c’è una persona che non ha letto il Global Gender Gap Report, quella è proprio lei (evidentemente, da perfetta italiota, si è fermata ai titoloni senzazionalistici). Se l’avesse letto infatti, avrebbe evitato di citare un Report che “trucca” statistiche al fine di far apparire le donne come vittime, sempre e comunque.

    Abbiamo quindi preso atto del fatto che lei, per dimostrare quanto siano vittime le donne, ha citato un report che falsifica dati al fine di descrivere una situazione che in realtà non esiste.
    Complimenti, un autogol spettacolare.
    Del resto, gli autogol sono inevitabili quando si continua a cianciare di “dominio” degli uomini.

  6. 16 settembre 2015 17:54

    Posto anche qui un commento già pubblicato in calce all’articolo di Chiara.

    Buongiorno a tutti e a tutte,

    sono l’autore dell’articolo “Il rancore antimaschile si vende in libreria”, al quale questo post di Chiara costituisce una risposta.

    Ringrazio l’autrice per l’attenzione che mi ha riservato e per l’ospitalità che ha acconsentito di darmi sulle sue pagine virtuali.

    Alcune note e domande da parte mia (perdonatemi se mi rivolgo direttamente alla blogger):

    – Il mio articolo ha provocato in te una reazione di rabbia (voglia di lanciare il telefono, di dimenticare tutto). Posso sapere e capire come mai?

    – Trovo che le locuzioni del tipo “sessismo al contrario”, “sessismo di ritorno”, “sessismo alla rovescia” siano piuttosto ridicole (e talvolta offensive). L’italiano ha una parola più che adeguata per indicare la discriminazione, contro le donne o contro gli uomini che sia, in base al genere: quella parola è “sessismo”. Una parola che non ha bisogno di complementi di direzione. Penso lo stesso di “misoginia al contrario”.

    – A un certo punto senti il bisogno di specificare che “Il fatto che si verifichino singoli casi di discriminazione e violenza contro gli uomini […] non dimostra automaticamente l’esistenza di un diffuso sentimento di ostilità contro gli uomini in quanto tali”. Subito dopo elenchi una serie di violenze e discriminazioni antimaschili di stampo machista e di nuovo senti il bisogno di mettere in chiaro che non sono “conseguenza della famigerata misandria”. Mi sembrano due ovvietà tautologiche. Non mi è chiaro quindi il senso di queste due puntualizzazioni nell’economia del tuo post: ti va di spiegarlo?

    – Il mio articolo verte su una serie di manuali (che la stessa libreria in cui li ho visti propone a un pubblico femminile) dai titoli in qualche modo violenti. Non è un articolo sui manuali di dating. Questo implica che altre pubblicazioni più o meno becere, dedicate agli uomini o alle donne, sono state escluse dall’articolo in quanto non pertinenti (e chiaramente non sono ritratte nella foto – tra l’altro non ricordo che fossero in vendita in quella libreria). Il fatto che esistano titoli violenti anche in scritti dedicati agli uomini, come l’articolo di Forney, di certo non mi consola: piuttosto mi disgusta, giacché peggiora ulteriormente la situazione. Per mia conoscenza ed eventualmente per scriverne: hai contezza di manuali per uomini dai titoli violenti (non sessisti: violenti) nelle librerie italiane?

    – Tu parli di qualche fantomatica “cospirazione femminista” (!), a opera di “portatrici insane di misoginia al contrario” (!!!). Al netto del mio particolare fastidio verso tutti i complottismi e verso tutte le ghettizzazioni, mi pare di poter dire che le acquirenti di questi manuali siano parte di un pubblico inconsapevole, istintivo e abbastanza nazionalpopolare, laddove il femminismo (tra i cui militanti sono tantissimi gli uomini) è un’ideologia consapevole, documentata e, almeno intellettualmente, elitaria. Secondo me, dunque, complotti e femminismo non c’entrano nulla con questi manuali.

    – Fare la gara a chi, tra uomini e donne, è più discriminato è un giochino infame e, soprattutto, è una battaglia di retroguardia: non c’è mezza possibilità che io mi ci presti. Spero e credo che lo stesso valga per te. Anche perché questa è una condicio sine qua non per iniziare finalmente quella lotta agli stereotipi che tu per prima auspichi.

    Un saluto senza barriere di genere,

    Andrea Donna

  7. Andrea permalink
    16 settembre 2015 18:49

    Questa storia secondo cui a parità di qualifica una donna verrebbe pagata meno di un uomo, è a dir poco ridicola.
    Peraltro, se così fosse, gli stessi imprenditori assumerebbero esclusivamente donne in tutti i settori che non richiedono una certa prestanza fisica…*
    Proprio vero che la logica non è il forte femminile.

    >

    * chiarabx, i morti sul lavoro sono quasi esclusivamente uomini, in Italia come in tutti Paesi industrializzati.
    Alla faccia delle società “maschiliste e misogine”.

  8. Andrea permalink
    16 settembre 2015 18:52

    Ah, dimenticavo: il fondatore di “Ragioni Maschili” è un uomo di destra, pro capitalismo…
    Altro che “blog complottista”.
    Perciò vedi un po’ te.

    • 16 settembre 2015 18:57

      Confermo il tutto , una curiosità, ma è tornato a scrivere ?

      • Andrea permalink
        17 settembre 2015 18:34

        No, per vie traverse mi risulta che attualmente scrive solo sul suo profilo facebook.
        Di più non so, anche perché non lo conosco personalmente.

  9. anonimo permalink
    16 settembre 2015 20:07

    @chiarabxl

    Neanche io ho un profilo Facebook . Presumo comunque che il contenuto della pagina linkata da Luigi sia lo stesso di quest’altra pagina: https://antifemminismoitalia.wordpress.com/2013/10/16/femminismo-istituzionale-e-di-potere-tecniche-di-disinformazione-di-massa/ .

    “sorry, ma non basta formulare opinioni in maniera categorica per trasformarle magicamente in fatti. E io di fatti a sostegno di questa opinione non ne vedo.”

    Ma quali opinioni? I dati sull’educazione di cui parla Luigi li puoi trovare alla pagina 178 di questo link: http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2010.pdf
    Quindi Luigi non si sta inventando un bel niente quando scrive : “Gli ultimi due dati indicano un lieve vantaggio nella istruzione secondaria delle donne (1,02) e un fortissimo squilibrio sempre a favore delle studentesse nell’istruzione terziaria (1,41) ma ricevono entrambi il rank 1 (perfetta eguaglianza).
    Al contrario, nei primi due dati, la lievissima differenza a sfavore delle donne (0,99) fa sì che i rank assegnati siano 61esima posizione per Literacy rate e 90esima per Enrolment in primary education.”
    A pagina 11 di quello stesso link (http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2010.pdf) puoi leggere il passaggio riportato da Luigi nel suo post:
    “Our aim is to focus on whether the gap between women and men in the chosen variables has declined, rather than whether women are “winning” the “battle of the sexes”. Hence, the Index rewards countries that reach the point where outcomes for women equal those for men, but it neither rewards or penalizes cases in which women are outperforming men in particular variables”.
    Lo stesso stralcio che la pagina “Ragioni Maschili” linkata da Andrea ha così tradotto:
    “Il nostro scopo è di focalizzare se il gap fra donne e uomini nei settori scelti è diminuito, piuttosto che se le donne sono vincenti nella battaglia dei sessi. Per cui, l’Indice “premia” i paesi che raggiungono il punto dove i risultati per le donne uguagliano quelli per gli uomini, ma né premia né penalizza i casi in cui le donne sono “sovraperformanti” rispetto agli uomini in particolari settori”.
    Come puoi vedere non c’è nessun complotto, lo dice chiaramente il Global Gender Gap Report che le disparità a sfavore degli uomini vengono considerate “parità”.
    È sufficiente leggere queste poche righe per capire che si è di fronte ad un report “leggermente” di parte.

    “Hmm: un post del 2010 apparso sul blog “Ragioni maschili””

    Un post del 2010? E quindi? La sostanza non cambia mica. Anche nel Global Gender Gap Report 2014 si ritrova lo stesso identico passaggio in cui si ammette candidamente che disparità a sfavore degli uomini = parità. (pag. 12 di questo link http://www3.weforum.org/docs/GGGR14/GGGR_CompleteReport_2014.pdf )

    Una chicca, una delle tante del Global Gender Gap Report: l’indice “HEALTH AND SURVIVAL”( http://www3.weforum.org/docs/GGGR14/GGGR_CompleteReport_2014.pdf pag. 224) si compone di 2 voci:
    1. Rapporto vita media donne/vita media uomini
    2. Rapporto n° bambine alla nascita/n° bambini alla nascita
    Ebbene, viene considerata “discriminazione” il fatto che nascano meno bambine che bambini. Un fatto naturale viene considerato come “discriminazione contro le donne” (madre natura brutta e cattiva… e patriarcale).

    “Non so se hai mai avuto occasione di leggere il Global Gender Gap Report (http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2014/), che fotografa molto bene la situazione. Se l’Italia è al 69esimo posto su 142, un motivo c’è.”

    Beh, a quanto pare, se qui c’è una persona che non ha letto il Global Gender Gap Report, quella è proprio lei (evidentemente, da perfetta italiota, si è fermata ai titoloni senzazionalistici). Se l’avesse letto infatti, avrebbe evitato di citare un Report che “trucca” statistiche al fine di far apparire le donne come vittime, sempre e comunque.

    Abbiamo quindi preso atto del fatto che lei, per dimostrare quanto siano vittime le donne, ha citato un report che falsifica dati al fine di descrivere una situazione che in realtà non esiste.

    Complimenti, un autogol spettacolare.
    Del resto, gli autogol sono inevitabili quando si continua a cianciare di “dominio” degli uomini.

    • 17 settembre 2015 19:21

      Stessa cosa ….è andato a finire nello spam , notizia per tutti ..io non amo la censura e quindi approvo tutti i commenti , se non li vedete è dovuto a problemi di “wordpress”

  10. anonimo permalink
    17 settembre 2015 21:03

    “io non amo la censura e quindi approvo tutti i commenti , se non li vedete è dovuto a problemi di “wordpress””

    su questo non avevo assolutamente alcun dubbio, l’idea che avessi censurato il mio commento non mi ha proprio sfiorato

  11. 18 settembre 2015 00:53

    Sempre con riferimento alla scuola, alla formazione, penso sia bene far conoscere a Chiara la situazione reale nel mondo (che non vede certo in vantaggio gli uomini, te lo anticipo):
    http://ispol.com/sasha/education/
    Come vedi nessun complotto. Solo semplici dati non manipolati.
    ps. Da notare, ironia della sorte, che le fonti sono le stesse che il World Economic Forum usa per i suoi Global Gender Gap Report. 🙂

  12. Daniele Antares Y permalink
    15 febbraio 2016 15:24

    Sono l’autore di Amala come un re e concordo.

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