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l’ipocrisia femminista

30 gennaio 2012

c’erano anche altri argomenti “importanti” come il festival di Sanremo ,da scrivere (ovviamente sono ironico) 🙂 , e di come vengono trattate le donne che vengono fatte salire su quel palco, magari con cifre da capogiro ma, si vede benissimo che il maschilismo le ha rese schiave e ,dentro di loro ,soffrono ,ma non cosi tanto da andare a pulire qualche cesso ,o a lavorare in qualche fonderia (ma quello spetta solo ai “privilegiati” uomini) …

Appunto privilegiati ,e con questo prendo in considerazione un post di Fabrizio (marchi) su uomini beta

:

In realtà, Rino e Sandro2, la questione è ancora più grave di come voi l’avete interpretata.
Quel “sul movimento maschile” scritto in quel documento, non si riferisce al movimento maschile in quanto tale, come è il Momas oggi, per capirci (che ovviamente non esisteva) bensì al conflitto sociale e politico dell’epoca (siamo nel pieno degli anni ’70) e al movimento operaio e studentesco che ne era il protagonista, che secondo l’interpretazione femminista era comunque un movimento maschile, cioè egemonizzato dai maschi e dal maschile. E’ per questa ragione che alcune autorevolissime femministe, fra cui la ben nota Carla Lonzi, quella che invitava a “sputare su Hegel”, consideravano il conflitto di classe un “affare privato fra maschi”.
Di conseguenza anche i movimenti sociali e operai vennero di fatto considerati varianti subalterne del sistema dominante capitalistico, proprio in virtù del fatto che la problematica di genere era assente, e quindi anche all’interno di quegli stessi movimenti, le relazioni fra i generi vedevano un sostanziale predominio maschile e una subalternità femminile . E’ in quella fase che l’operaio e il proletario diventano gli “oppressori”, né più e né meno dei “padroni”. E’ quello il punto di svolta, il punto più “alto” del pensiero e della prassi femminista. Non a caso nasce proprio in quel periodo il femminismo della differenza, il più razzista e integralista (anche se ideologicamente collocato nella sinistra più estrema). La lotta di classe, per lo meno fino a quel momento (poi verrà “riabilitata” grazie all’entrata sulla scena delle donne…), viene ridotta ad un affare privato fra maschi, l’oppressore non è più o soltanto il ceto dominante (o se preferite, dal loro punto di vista, i soli maschi dominanti), ma l’intero genere maschile, compresi soprattutto i maschi della classi popolari e proletarie che hanno interiorizzato e fatto propri i valori, gli stili di vita e l’ideologia delle classi dominanti (il che è anche vero, da un certo di vista, ma in un altra direzione, e qui bisognerebbe aprire un discorso lunghissimo…). Ne consegue che il primo nemico da abbattere diventa il proprio uomo, marito, compagno, padre, fratello. Perché anche e soprattutto all’interno di queste relazioni si ripropongono i rapporti di forza fra dominanti e dominati (anzi, dominate) dove naturalmente i maschi sono sempre, comunque e dovunque i dominanti e le femmine sempre e comunque le dominate.
Come abbiamo detto tante volte, qualsiasi ideologia, per essere credibile, deve avere anche degli elementi di verità, deve poggiare su alcuni fatti concreti e verificabili (che vanno a confondersi con le menzogne e con un’interpretazione parziale della realtà). E’ innegabile che la società italiana di cinquant’anni fa fosse completamente diversa da quella odierna e che all’interno di questa fosse ancora presente una forte tradizione patriarcale (così come una altrettanto forte componente matriarcale, negata dal femminismo, naturalmente…). Così come è altrettanto vero che fino al primissimo dopoguerra erano gli uomini, in larga parte, che lavoravano e di conseguenza portavano il salario a casa. Ovviamente questa situazione è stata interpretata dal femminismo a senso unico, come ben sappiamo, con il marito “libero” perché economicamente indipendente e quindi “padrone” della propria vita e della propria famiglia, e la moglie ridotta al rango di “serva”. C’è da ridere se si pensa alla condizione di “indipendenza” economica di decine di milioni di operai, braccianti, minatori e quant’altro , “liberi” di essere sfruttati dieci o dodici ore al giorno in condizioni di lavoro terribili per un salario che era a malapena sufficiente per nutrire i propri figli, ma lasciamo perdere… (come ho detto in un video preferisco mille volte “fare la “moglie-serva” di King Kong piuttosto che trascorrere la mia vita da “uomo libero” in una miniera, in una cava di marmo o su una locomotiva a spalare carbone, come il mio bisnonno).
Questa la situazione che, in tutta la sua complessità, come abbiamo spiegato tante volte, è stata interpretata a senso unico.
Ma quel contesto, che ha generato anche quell’interpretazione (con le sue verità e le sue menzogne), è mutato radicalmente, profondamente, fino ad essere completamente altro rispetto a ciò che era. Non entro neanche nel merito perché dovrei ripetere concetti che abbiamo spiegato tante volte nei nostri articoli.
Ciò che è straordinario è che quell’interpretazione è rimasta immutata nel tempo, come se questo si fosse fermato, come se un passaggio epocale, quello dal ‘900 al Terzo Millennio, non fosse mai avvenuto, come se i processi di trasformazione del Capitalismo e della SIA (Società Industriale Avanzata), con tutto ciò che questi hanno comportato e comporteranno, non fossero mai accaduti. Il che rende il tutto anche grottesco. Ma è evidente che le ideologie sono per loro natura immutabili. Se non lo fossero non sarebbero neanche più tali e sarebbero destinate a perire.
Fabrizio

questo bel post ,basterebbe da se a spiegare l’ipocrisia femminista ,basata sulla lotta di classe che loro ,rigirando Marx ,hanno fatto diventare lotta di genere ,ma è quello che sostengo anch’io come si può dare la colpa all’operaio ,al bracciante in una azienda agricola , all’impiegato statale ,al postino ecc ecc se il “gender gap” è al 74 posto in italia ( resta ancora da stabilire come viene calcolato questo “gender gap”) ma ,dire che l’operaio ,il postino ,il bracciante  sia un privilegiato ,perchè uomo ,mi sembra una presa in giro bella e buona ,ed è qui che stà l’ipocrisia ,anche sottolineata dal post di Fabrizio ,cosa ha di sinistra (almeno per come la intendo io ) un pensiero di questo tipo ? questo è un pensiero sessista e razzista ,in fondo anche gli ebrei ,al tempi del nazismo c’erano chi stava meglio e chi stava peggio eppure ,per il mondo “ariano” non c’era distinzione ,eri ebreo è questo bastava ,lo stesso dicasi del femminismo sei uomo già ti va bene ,non importa se vivi in un cartone per strada (ne ho incontrati pochi ,ma quei pochi erano esclusivamente dei privilegiati uomini) … a fare la fila alla caritas ,visto dalle foto su internet che ,per carità , non è la verità assoluta ,non erano forse padri separati ,ma ho visto esclusivamente uomini ,la sinistra ,o almeno chi si dichiara da quella parte dovrebbe essere dalla parte di questi soggetti ,e non prenderli per il culo in alcuni gruppi facebook di stampo femminista ..

esistono uomini e donne privilegiati e altri sicuramente meno ,ma DONNE e UOMINI ,non solo un genere privilegiato …

il movimento femminista a sinistra e poi si loda la Taecher , nelle sale cinematografiche con “the iron lady” (tanto che il gruppo IRON MAIDEN  l’ha presa di mira più volte nei suoi album (sopratutto i primi) , mi sembra veramente il massimo dell’ipocrisia

 

 

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